La psicologia? A Rotterdam

426

Lorenza Dall’Aglio ha 21 anni ed ha frequentato il liceo linguistico Alessandro da Imola. Tre anni fa si è trasferita in Olanda, a Rotterdam, per gli studi universitari e per arrivare alla laurea in psicologia, una volta conseguita la quale si trasferirà a Londra.

«Ho deciso di studiare in una università all’estero, e ho scelto Rotterdam – racconta Lorenza – perché all’Erasmus University Rotterdam hanno un programma e metodo di insegnamento della psicologia innovativo. Si chiama “problem-based learning” ed è praticato solo in alcune nazioni come il Canada e, appunto, l’Olanda: gruppi di circa 12 studenti si incontrano due volte a settimana con un tutor per discutere del materiale che è stato studiato a casa individualmente. L’insegnamento, invece che essere basato sulle lezioni frontali dei professori, è incentrato sul lavoro che gli studenti fanno a casa, si impara ad analizzare e risolvere problemi pratici in modo indipendente ponendo maggiore enfasi sullo studio e sulla disciplina a livello individuale: critical thinking e problem solving stanno alla base del sistema. Io sono al terzo anno di studi e mi sto per laureare. All’università mi trovo e mi sono trovata molto bene: parlando con i miei amici che frequentano l’università in Italia mi sono resa conto di quanto il metodo di studi olandese mi sia più congeniale. Abbiamo lezioni due volte a settimana per tre ore, il che mi ha spronata a sapermi organizzare e mi ha dato la possibilità di trovarmi un lavoro per pagarmi gli studi. In Olanda gli esami sono tutti scritti e quindi le conoscenze dello studente vengono valutate più oggettivamente.
All’università ho conosciuto persone meravigliose, con storie diverse e speciali da cui ho imparato molto. Mi sono trovata molto bene con gli altri stranieri, mentre con gli olandesi è più difficile fare amicizia se non conosci la loro lingua, cosa che può essere un problema anche per trovare un lavoro e per contattare gli enti pubblici ma, tutto sommato, pur non conoscendo l’olandese sono “sopravvissuta” per tre anni. La lingua non è indispensabile, ma aiuta. E comunque è necessario conoscere benissimo l’inglese per affrontare i corsi.
Contemporaneamente agli studi lavoro all’Erasmus Medical Centre come ricercatrice e al momento sto portando avanti due progetti sull’epigenetica (una nuova scienza biomedica) e lo sviluppo psicologico e psichiatrico del bambino. Grazie a questo lavoro, che non mi è stato così facile ottenere, ho avuto l’opportunità di approfondire la mia conoscenza della psicologia e sono riuscita ad entrare nel mondo della ricerca. Trovo che sia veramente fantastico come in Olanda, con la giusta motivazione, diano la possibilità a studenti diligenti di svolgere il loro progetto di ricerca. Di questo Paese ho apprezzato moltissimo alcuni aspetti: ad esempio il fatto che è sicuro, ci si vive in tranquillità; mi piace che si dia molta importanza allo sport (tutti girano in bici, con pioggia, neve, vento e a Rotterdam, ve lo assicuro, il vento è spesso presente!). Le persone sono di mentalità aperta e danno molta importanza all’indipendenza, c’è molto rispetto per le donne, i treni solitamente sono in orario, i trasporti pubblici funzionano (quasi) perfettamente, la burocrazia è molto snella. Qui si dà la possibilità ai giovani di mettersi alla prova, ti offrono un lavoro e ti fanno imparare tutto sul posto.
Gli stipendi in Olanda sono molto più alti che in Italia, ma le tasse sono care e gli studenti sono pagati una miseria e a seconda della loro età, come stabilito dalla legge. Per esempio, quando sono arrivata in Olanda, lavorando legalmente, venivo pagata 5 euro e 50 all’ora. All’università pagano fino a 12 euro all’ora, ma è abbastanza raro che gli studenti vengano retribuiti più del valore minimo imposto dalla legge.
Anche qui a volte qualcosa non funziona… Con il mio contratto ad esempio hanno fatto dei gran pasticci e per sette mesi non mi avevano pagata… Ok, l’Olanda dà più possibilità ai giovani, ma è lungi dalla “perfezione”. La sanità olandese è stata votata tra le migliori al mondo, ma io e i miei amici per questo aspetto non ci siamo trovati bene, il medico se il tuo malessere non gli pare grave ti fa soprattutto delle domande senza fare controlli. Non ti dà medicine, ti consiglia il riposo e di ripresentarti in seguito se il problema sussiste. L’assicurazione sanitaria costa intorno ai 100 euro al mese, che agli studenti vengono rimborsati, ma non ai lavoratori che abbiano un buono stipendio.
Io, come tanti altri italiani che ho conosciuto qui, sento molto la mancanza del Bel Paese, dei suoi meravigliosi paesaggi, del clima, del sole, della nostra cultura del mangiar bene. Mi mancano il calore dei miei familiari e degli amici: il gran senso di comunità e la gentilezza delle persone sono caratteristiche che qui non ho sempre riscontrato, ma che continuamente ritrovo in Italia. Ultimamente mi sono resa conto che non mi sento più così a mio agio in questo Paese e in questa cultura. Quindi presto inizierò una nuova avventura trasferendomi a Londra, dove studierò genetica comportamentale al King’s College London».