1948, guerra fredda e voto incandescente

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Quella per le elezioni politiche del 18 aprile 1948 fu probabilmente la campagna elettorale più tesa della nostra storia repubblicana. Essa venne impostata dal Fronte democratico popolare (formato dal PSI e dal PCI su proposta di Nenni), e dalla Democrazia Cristiana, come scontro di due civiltà, rappresentate idealmente dall’Unione Sovietica e dagli Stati Uniti. La forte ideologizzazione e la conseguente mobilitazione totale delle forze politiche contribuirono a trasferire nei cittadini il senso di uno scontro finale. Il contensto internazionale e nazionale aveva sancito l’inizio della “guerra fredda” con il discorso pronunciato dal presidente americano Truman il 12 marzo 1947, nel quale vennero ufficializzati “due sistemi di vita alternativi” – quello sovietico con un sistema socialista chiuso e il più possibile autosufficiente e quello americano con un mondo di mercati aperti, interconnessi e organizzati intorno al ruolo cardinale del dollaro – e con l’estromissione dal governo dei partiti di sinistra nel maggio dello stesso anno con la conseguente costituzione del quarto governo De Gasperi. A differenza delle elezioni precedenti, vi fu la prevalenza, nella campagna elettorale, di temi di politica internazionale a scapito di quelli riguardanti la vita quotidiana delle persone. Gli argomenti dibattuti furono ad alto contenuto ideologico e toccavano il senso di appartenenza del cittadino che si trovava nella difficile condizione di dover scegliere non tra due programmi politici, ma tra due visioni del mondo. I temi principali sostenuti dal Fronte furono: l’esaltazione dell’Urss, gli Stati Uniti come paese imperialista e guerrafondaio, il malgoverno democristiano e l’ingerenza della Chiesa nella sfera politica. Il modo con il quale la stampa e la propaganda di sinistra parlavano della Russia fu eccessivamente esaltatorio e acritico; le risposte ai numerosi interrogativi sulla realtà dell’Unione Sovietica come la presenza di un partito unico, la soppressione degli avversari politici, le persecuzioni religiose erano altamente insufficienti ed inefficaci per quella parte di cittadini gravitanti nel ceto medio e ancora incerti sulla scelta politica da compiere. Un altro argomento utilizzato – e che più pesò in senso negativo – fu la lotta contro il piano Marshall, del quale si metteva in risalto la subordinazione e la perdita di sovranità che comportava per il nostro paese a causa della dipendenza che creava nei confronti degli USA (dimenticandone il fondamentale valore per la ricostruzione economica del paese). La campagna elettorale impostata dalla Democrazia Cristiana era tutta rivolta contro il comunismo, nemico della religione, dalla famiglia e della proprietà privata. Per i cattolici c’era in gioco il futuro del Paese e la salvezza della stessa civiltà cristiana in Italia. Rischi così alti richiesero l’utilizzo strumentale di manifestazioni religiose popolari, temi sacri mescolati con la propaganda politica, con l’obiettivo di alterare le istituzioni pubbliche in senso confessionale. Infatti, mai come in quel momento la Chiesa partecipò attivamente alla vita politica. Il clima di tensione fu accompagnato anche da un positivo fervore concretizzatosi nell’impegno, nella passione, nella mobilitazione e nell’interesse verso la politica dimostrato da ogni cittadino. Al di là della radicalizzazione dell’opinione pubblica, queste elezioni contribuirono ad una solida educazione civica, alla formazione di una coscienza democratica degli italiani, ad una accettazione delle regole che si dimostrò irreversibile ed efficace nel superare i momenti difficili della nostra repubblica. I risultati di Imola furono per tradizione ovviamente diversi rispetto a quelli nazionali: il Fronte ottenne 17.098 voti pari al 61,3% (alle elezioni del 2 giugno 1946 il Pci prese 11.393 voti pari al 44% e il Psiup 7.393 pari al 28,6%) rispetto al 30% circa a livello nazionale; la Dc crebbe notevolmente raggiungendo i 7.745 voti pari al 27,7% (alle elezioni del 2 giungo 1946 prese 4.463 voti pari al 16,9%), rispetto al 48% circa a livello nazionale. I candidati imolesi Andrea Marabini per il Fronte e Giacomo Casoni per la Dc, furono entrambi eletti. * Cidra Imola