Arriva il Giro d’Italia. Imola sogna l’impresa!

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La maglia rosa Simon Yates, dominatore della prima parte del Giro - Foto La Presse

Cambio di armadio! In naftalina tute da moto, saponette, paraschiena e caschi, dentro completi da bici, tubolari, scarpe con attacchi, guanti e caschetti.
La Superbike saluta Imola e ringrazia i 76.317 dello scorso fine settimana. L’autodromo si prepara ora ad accogliere la carovana rosa del Giro d’Italia. Tre anni sono passati dall’ultima volta.
Le previsioni per giovedì 17 maggio sono incoraggianti: qualche scroscio la mattina ma, per l’arrivo sul circuito dei Tre monti, sole e temperature sopra i 20 gradi. Il clima perfetto per quella che sarà certamente una grande giornata di sport.
Sul percorso che, 50 anni fa esatti, innalzò Vittorio Adorni all’immortalità sportiva sono attese migliaia di tifosi e spettatori. Così come migliaia affolleranno le tribune dell’autodromo per godersi il passaggio, prima, l’arrivo, poi, della carovana rosa.
Favoriti? In un’ipotetica volata, se la giocano Viviani e Bennet, ossia coloro che si sono, per così dire, spartiti i tre sprint precedenti del Giro: due i successi per l’italiano, uno per l’irlandese.
Da romantici quali siamo, però, anche per celebrare degnamente il 50esimo anniversario della vittoria di Adorni, ci piacerebbe – inutile negarlo – un attacco da lontano. Un corridore, non per forza uno dei favoriti per la maglia rosa finale, che esalti le folle e regali un giovedì da ricordare al pubblico imolese.
Per ingannare l’attesa – l’ingresso in autodromo è previsto attorno alle 16.30 – consigliamo la lettura dello speciale realizzato la scorsa settimana dal nostro giornale (nella foto la prima pagina). Un ricco e completo approfondimento sulla tappa di Imola e su tutti gli eventi legati alla corsa. Segnaliamo anche le interviste a Marino Basso, che bagnò con un successo prestigioso la prima volta del Giro d’Italia in città (era il mitico 1968) e a Roberto Pagnin, vincitore nel 1992. Un Pagnin che, senza peli sulla lingua, non ha risparmiato qualche critica al ciclismo d’oggi e ai campioni “costruiti” fin da giovanissimi.
Pensiero finale per Nino Ceroni. Nino c’era nel 1968, il Mondiale è merito suo, e ci sarà nel 2018. Il suo sogno è riportare a Imola la nazionale che sbaragliò la concorrenza nel circuito iridato. Meriterebbe davvero di vederlo realizzato…