Sofferenza e amore. La fede “sconfigge” la Sla

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Veronica Montiel, bioeticista

Il 13 marzo alle 20.45, nella chiesa di San Pio (via Gradizza, Imola) ci sarà l’ultimo dei quattro quaresimali organizzati dalla parrocchia di San Francesco.
L’iniziativa dei quaresimali è nata diversi anni fa; vengono proposti incontri con testimoni che, raccontando la loro esperienza e la loro vita. Gli invitati possono offrire spunti per vivere in maniera più attenta e aperta anche la nostra vita in un periodo, la Quaresima, che serve proprio a riavvicinarci al Signore tramite gli strumenti antichi e sempre validi del digiuno, della preghiera e della carità.
Quest’ultimo incontro è organizzato in collaborazione con l’ufficio pastorale della salute.
Il 13 marzo verrà affrontato il delicato tema della bioetica ascoltando varie testimonianze. Salvatore è un carabiniere malato da anni di Sla, la malattia degenerativa che lo ha portato alla paralisi e con la quale lui e sua moglie Milena convivono senza rinunciare a quello che anche in questa situazione la vita riserva, ogni giorno, di buono e di bello. In questo Salvatore e Milena sanno di non essere soli, sanno che Cristo è con loro e li porta in braccio. Salvo l’Amore è il libro che racconta la loro storia.
La dottoressa Veronica Montiel è bioeticista; aiuterà a comprendere come la vita sia un mistero, non inquadrabile da leggi e regole umane che, per quanto possano partire da esigenze vere, si basano forzatamente su approssimazioni che rischiano di disperdere l’umano che vorrebbero, apparentemente, tutelare.
Ma cosa è la bioetica? Bioetica è un termine composto da due parole greche: bios (vita) ed ethica (etica), etica della vita. Ma parlare di vita è complesso nel senso che la vita in sé non è descrivibile e racchiudibile in una definizione. Chiunque può riconoscere, nella propria esperienza, che la vita non è soltanto essere vivi ma è molto di più, è relazioni, passioni, gioie, sofferenze, ricordi e tante altre componenti che rendono unica e irripetibile la vita di ciascuno,
Ogni riduzione o generalizzazione cancella pezzi importanti di quella che è la vita nella sua unicità di dono pensato e fatto a ciascuno di noi. Lo stesso desiderio di vivere è la cosa che ci accomuna tutti ed è reso possibile dalla speranza, speranza che possiamo trovare solo al di fuori di noi, in Qualcuno che ci ama da sempre e che ci ama così come siamo, in qualunque situazione ci troviamo.
Spesso non siamo capaci di riconoscere questo amore e ricambiarlo perché riteniamo che la vita sia nostra esclusiva proprietà; così facendo perdiamo la capacità di riconoscere che ogni incontro e ogni situazione ci sono donati. Diventati incapaci di accettare e comprendere quello che va fuori dai nostri piani e dai nostri schemi arriviamo a rifiutare ogni forma di sofferenza girandoci dall’ altra parte quando capita di incontrarla.
Dice Salvatore che mano mano che la malattia progrediva le compagnie andavano scemando perché trovarsi faccia a faccia con un uomo in carrozzina, incapace di provvedere alle più elementari necessità non è facile. Il male sbattuto davanti agli occhi mette in imbarazzo , ma se uno guarda la malattia in faccia può andare oltre e riconoscere un uomo che soffre e che ama, che piange e che ride, che si irrita e poi si calma. Un uomo.