Lo sviluppo è il nuovo nome della pace

262

Fare tesoro delle virtù civili italiane, avere visione del futuro e concentrarsi sulla priorità “lavoro”: un discorso semplice  e realista, quello che ha fatto il presidente Mattarella all’Italia la notte di capodanno, partendo da apprezzamento alla  pace:  siamo nel più lungo periodo di pace vissuto dall’Italia  e dall’Europa. Per differenza con quanto accaduto in passato, il presidente ci aiuta a non dimenticare quel che l’Italia repubblicana ha conquistato: la pace, la libertà, la democrazia, i diritti…  Il tutto  partendo dalla Costituzione che, pur settantenne, mantiene il patrimonio di valori, principi e regole su cui si fonda la convivenza civile degli italiani. Anche in accordo allo spirito costituente, il presidente invita a un confronto sociale e politico che abbia come focus l’orizzonte futuro: così alle prossime elezioni, la sovranità popolare potrà premiare la migliore visione del futuro e la migliore progettualità sul tema del lavoro. Anche in base al primo articolo della Costituzione -“L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”- il lavoro deve restare la prima e la più grave questione sociale. E’ qui che il discorso del presidente si riempie  di realismo, nella consapevolezza dei problemi che  ci sono, ma vanno affrontati con una misurata fiducia positiva:  occorre preparare il domani, occorre prepararsi al domani, continuamente cercando  di interpretare, e comprendere, le cose nuove. La velocità delle innovazioni è incalzante; cambiano gli stili di vita, i consumi, i linguaggi. Mutano i mestieri, e la organizzazione    della produzione. Scompaiono alcune professioni; altre ne appaiono…. Davanti al progresso delle tecnologie, della gestione delle  informazioni, dell’efficienza dei sistemi logistici, della facilità  di trasporto e alll’accresciuta competizione internazionale, le vecchie certezze produttive vacillano e il lavoro si trasforma a macchia di leopardo… Da un lato ci sono, purtroppo, territori italiani in cui la competizione internazionale brucia le opportunità di lavoro, e i giovani emigrano al nord o all’estero, e chi rimane ha bisogno di sostenersi con assistenza o con rendite… Ma ci sono anche territori – a cui vorremmo ascrivere il nostro distretto-  in cui non si getta la spugna,  e se da un lato  le famiglie collaborano con le scuole per la istruzione dei figli, dall’altro sul mercato le imprese piccole e grandi,  mantengono il radicamento sul territorio e  lavorano duramente per far fronte alla  competizione internazionale, migliorando innovando un po’ ogni giorno la propria offerta di prodotti e servizi… Con questo fare memoria delle virtù civili italiane e  descrivere la sfida dell’innovazione,   il presidente ha riattualizzato e declinato in ambito italiano,   il messaggio “Lo sviluppo è il nuovo nome della pace” enunciato all’interno della enciclica Popolorum Progressio da papa Paolo VI, e recentemente ripreso nel suo quarantennale  da papa Francesco,  a cui peraltro il presidente ha rivolto i suoi più fervidi  auguri. In questa grande prospettiva, il presidente a rivolto a tutti  noi un incoraggiamento  molto positivo: «I problemi che abbiamo davanti sono superabili. Possiamo affrontarli con successo, facendo, ciascuno, interamente, la parte propria… perché  conosco in paese …in larga misura generoso e solidale».