Un segnale allarmante

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Negli oltre quarant’anni di insegnamento universitario ho seguito da vicino il progressivo, allarmante decadimento della scuola italiana: in verità più evidente al Sud, un tempo celebre per i suoi licei di eccellenza, che al Nord. Pochi anni or sono Ivano Dionigi, allora rettore dell’Università di Bologna (certo non sospettabile di chissà quali moventi politico-ideologici) lanciò un grido d’allarme che fece scalpore: abbiamo sempre più a che fare con autentici analfabeti. La mia esperienza sul campo mi dice, tuttavia (ma non è motivo di consolazione) che la situazione italiana, per quanto deteriorata, non è comunque peggiore di quella osservabile in altri paesi europei, pur di illustre tradizione nel settore degli studi umanistici. Ma non è di questo che, qui, intendo parlare, quanto piuttosto di una notizia che mi è stata riferita da persona ben informata: che, cioé, in una scuola media di Imola il consiglio dei docenti ha approvato la proposta di eliminare dal corso di lezioni sulla storia medievale ogni riferimento alle crociate. Non farò il nome dell’istituto in questione, perché voglio tenermi lontano da polemiche fatalmente destinate ad assumere una curvatura personale. Nel nostro caso si tratta invece di un fatto oggettivo che costituisce l’indice di una ulteriore, gravissima inadempienza da parte della nostra scuola, di un vuoto cognitivo destinato ad avere conseguenze di vasta e profonda portata a vari livelli. A quanto pare, la decisione sarebbe stata presa per non creare disagio tra gli studenti, in particolare quelli di fede islamica. Delle crociate si può pensare quello che si vuole – e in merito esiste, tra gli studiosi, notevole diversità di opinioni, tutte comunque sostenute da estese ed approfondite ricerche sulle fonti. Ma eliminare alla radice quell’evento (quasi non fosse mai stato) non costituisce un qualsiasi rimedio: senza dire che le crociate, col loro strascico di sangue versato, non differì per nulla da quanto fecero gli Arabi – dal VI secolo fino all’VIII – all’atto della conquista a fil di spada d’intere regioni – in Medio Oriente, Nord Africa e Spagna meridionale – tutte già fiorenti di comunità cristiane. Se davvero dovessimo censurare le innumerevoli violenze, suscettibili di orrore e repulsione, documentate nella storia umana, resterebbe poco o nulla: un lenzuolo con buchi enormi, alla fine incomprensibile nella sua tessitura. E non procedo oltre, confidando nel buon senso di chi mi legge. Ai docenti – e non solo dell’Istituto cui ho accennato – consiglierei la lettura, almeno, di quell’aureo libro scritto ottant’anni fa da Benedetto Croce, ‘La storia come pensiero e come azione’, che – al di là della fondamentale ispirazione neo-idealistica – resta una guida ai perplessi di questo nostro tempo, tanto confuso e disorientato.

Andrea Padovani Ordinario di Storia del Diritto Medievale e Moderno Università di Bologna