L’economia imolese

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Lo scorso 12 ottobre l’Unioncamere ha presentato i risultati del 2° trimestre relativo al settore manifatturiero dell’Emilia Romagna. I dati sono stati tutti positivi così come la sensazione generale dei presenti. Le industrie rilevano incrementi nella produzione, nel fatturato, nell’esportazione, negli investimenti e nell’occupazione. Questo per la Regione; ma nel comprensorio imolese che aria tira? Un rapido sondaggio, non solo nel manifatturiero ma nel complesso delle attività economiche del circondario, esprime ottimismo e conferma con i numeri la percezione di una costante ripresa, seppur lenta, di questo 2017. Non tutti i comparti produttivi godono però di questo stato. Il commercio, le costruzioni e parte dell’artigianato, soffrono ancora della crisi del 2008. Il quadro complessivo è senz’altro positivo e promette fiducia ed ottimismo per i prossimi mesi. Tenendo conto delle diverse situazioni, è opportuna una puntuale, sommaria analisi per settore produttivo partendo dal credito. La semestrale delle banche presenti sul territorio e uno scambio di opinioni con qualche dirigente locale trova tutte le conferme del caso. Aumento della raccolta, degli impieghi sia per mutui prima casa che per investimenti, delle aperture di nuovi conti correnti quindi di rapporti. Il tutto in un momento di tassi bassi come non mai. I crediti deteriorati e le sofferenze segnano un arresto. Disturba, certamente, l’intervento della signora Nouy, dirigente del consiglio di vigilanza del Parlamento Europeo sull’addendum per i restanti crediti deteriorati delle banche, conosciuti tecnicamente come Npl. Intervento che a mio avviso deve, senza mezzi termini, essere fermato dal Parlamento medesimo con l’intervento degli stati membri. Fatto salvo quest’ultimo inciso, parrebbe aprirsi un periodo favorevole alla concessione di adeguati finanziamenti alle imprese per le loro attività di sviluppo. Ma, gli imprenditori tutti, lamentano non essere così. Infatti dopo l’accumulo delle partite incagliate, le banche hanno modificato la scaletta di valutazione del credito. Un tempo vi erano i beni immobiliari al primo posto; oggi questi sono all’ultimo, in una classificazione che vede pressapoco quest’ordine: cash flow, redditività caratteristica, equilibrio finanziario, andamento ordini e fatturato, capacità redittuale negli anni, patrimonializzazione (capitale sociale più riserve) impegno della compagine sociale. Guardando al comparto industriale del territorio, costituito principalmente dalle lavorazioni meccaniche, esprime, come già detto, ottimismo e fiducia sulla base di effettivi risultati positivi e incrementi occupazionali. Ciò vale non solo per le nostre maggiori realtà ma anche per le minori (poco conosciute) capaci di sviluppare prodotti di qualità e soluzioni tecnologiche innovative. Sono oltre 200 le cosidette imprese minori che danno occupazione ad una fascia fino a 100 dipendenti in attività: per queste si va da lavorazioni di alta precisione alla costruzione completa di macchine; per passare ancora ad aziende fornitrici di servizi e assistenza tecnica nei campi dell’informatica e dell’elettronica.Tutte attività di altissima professionalità. A questo proposito, poichè il tema della professionalità nell’occupazione emerge in tutti i contesti produttivi interpellati, servirebbe una riflessione sulla scuola (dalla secondaria di primo e secondo grado fino all’università) e sulla formazione in generale. Ciò apre certamente lo spazio ad un altro tema ma mi permetto semplicemente qui di chiedermi: si può ipotizzare un più attento orientamento sulla base di quanto il sistema economico produttivo in senso lato richiede? Compito delle famiglie ma anche delle Istituzioni. Proseguendo nell’analisi, artigianato e commercio segnalano difficoltà e problemi non ancora superati. Le motivazioni sono diverse pur giungendo allo stesso stadio di difficoltà. Gli artigiani sono stati travolti dalla crisi dell’edilizia subendo un pesante ridimensionamento. La selezione ha prodotto disoccupazione per alcuni, chiusura di attività per altri e rafforzamento con crescita per quanti hanno superato la crisi sfruttando oggi le opportunità lasciate sul campo. Vi sono opportunità di occupazione nei cosidetti mestieri poveri. Quanto al commercio, una passeggiata per la città, la lettura dei quotidiani, lo scambio di idee con gli operatori danno il quadro della situazione; con l’aggravante che non si avvertono segnali e iniziative atte alla ripresa. Certamente la minor capacità di spesa delle famiglie ha contribuito al declino del commercio ma il cambiamento nella distribuzione e la mancanza di interventi strutturali nel settore ha completato il quadro stesso. Probabilmente vanno pensati prodotti di nicchia, di alta qualità e prezzo per sopperire alle vendite on-line e alla globalizzazione. Superare l’elevato individualismo e aprirsi ad una comunicazione comune di marketing mirata e specifica può aiutare la ripresa. Si può immaginare il centro storico come un grande centro commerciale a cielo aperto dove le istituzioni e privati (Comune,Con Ami Hera ,Associazioni,proprietari degli immobili) ognuna per la propria parte, contribuiscano ad una più razionale moderna ed efficiente revisione dell’ambiente ? E l’agricoltura del nostro comprensorio? Va da se che il suo andamento segue e ne è influenzato dalla situazione climatica oltre che dal mercato. La siccità e la grandine fanno emergere dagli operatori giudizi diversi anche in funzione dei prodotti trattati. Si può dire che i pessimisti parlano di invarianza o leggera perdita;i più ottimisti esprimono moderata soddisfazione. Un dato unanime comune è l’incremento dell’occupazione. Trasformazioni strutturali in via di consolidamento e l’avanzata età dei vecchi nuclei famigliari ha aperto prospettive di occupazione. Non meno del commercio, l’agricoltura deve velocemente adeguarsi alle trasformazioni in atto. Meccanizzazione,investimenti,dimensione delle aree coltivate sono solo alcuni dei parametri con cui misurarsi dove l’individualismo ancora cosi fortemente radicato non aiuta a risolvere. Welfare sociale servizi e terziario sono tra le attività più interessanti del futuro. Oggi sono in crescita sia per volumi di fatturato che in unità occupate. Nascono nuove cooperative e/o piccole società di servizi. Il campo spazia dall’assistenza agli anziani ai servizi per l’infanzia;in genere il supporto alle famiglie in tutte le sue declinazioni è ormai un campo di attività che ha allargato la domanda di welfare del decennio precedente. Basti pensare all’esplosione del fenomeno delle assistenti famigliari,comunemente dette badanti. In tali servizi si avverte la difficoltà di reperire personale qualificato e formato tema che rimanda a quanto già in precedenza accennato. Infine l’edilizia e le costruzioni. La generale crisi del mercato e il crollo di una delle più importanti aziende del territorio sono tra le cause della disoccupazione locale(quella dei giovani ha un altro scenario) che ha trascinato anche il settore delle affini. Le fascie dei lavoratori meno professionalizzati sono quelle che hanno sofferto e in parte soffrono ancora di questa situazione. Gli imprenditori rimasti sul campo indicano deboli segnali di ripresa agevolata da alcuni interventi dello stato. Lontani e impensabili il ritorno agli anni ante crisi. Per chiudere, un dato interessante e di grande valore per la nostra città viene da una importante società di ricerca che ha certificato Imola quale città della Romagna ove il reddito medio procapite è tra i più alti della Romagna. Da queste sommarie ma puntuali valutazioni , si può dedurre che lo sviluppo e la crescita sono in atto anche nel comprensorio Imolese. L’auspicio è che l’ottimismo e la fiducia di oggi non vengano fermate dalla politica con decisioni scellerate per egoismi e cecità di parte.

Alberto Domenicali, presidente onorario della Banca di Imola