A proposito dell’editoriale di don Beppe Tagariello

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Ho finito di leggere l’articolo di fondo firmato da Don Tagariello, pubblicato nel Nuovo Diario. In testa ho ancora le parole dette dal sacerdote diocesano appena tornato dal Brasile, nell’intervista pubblicata nel numero scorso e voglio anche io approfittare dello spazio del giornale per esporre alcune idee nate da queste letture. La prima premessa, è che voglio parlare, non delle tante iniziative positive e belle che i nostri sacerdoti, i nostri laici, le nostre associazioni, le nostre parrocchie portano avanti, ma approfondire il tema della parrocchia, che ha ancora un forte peso nella vita sociale della nostra diocesi. La parrocchia, fra le tante funzioni che ha, deve fornire tutti gli strumenti possibili e necessari perché i fedeli possano vivere la propria fede. Mi si stringe il cuore, quando vedo che le occasioni di incontro nelle nostre parrocchie sono poche, non voglio dire che non ci sono, ma queste iniziative che facciamo, non ci devono chiudere a riccio facendoci dire: sono sufficienti, poca gente che partecipa, siamo sempre quelli che organizzano gli incontri. Ma dobbiamo essere pervasi, da una sana inquietudine che ci porta a provare di percorrere tutte le possibili strade per dare più possibilità di incontrarsi e di incontrare. Sto pensando ai ragazzi delle superiori della mia parrocchia, è sufficiente un incontro solo alla settimana? Dobbiamo avere il coraggio di proporre, di fare, di sporcarci le mani, di essere presenti, le idee che mi vengono in mente sono tantissime. Per portarle avanti, la figura del parroco è ancora indispensabile, e se per motivi vari non riesce a farlo (età, impegni in curia, poca attitudine, pochi preti…) devono portarli avanti i laici, ma non possiamo pensare solo ai laici come risorsa di volontariato, perché anche il volontariato è cambiato moltissimo negli ultimi anni. Bisogna anche pensare a una sinergia di lavoro e di iniziative fra le varie associazioni ecclesiali e laicali, movimenti, gruppi senza pensare al proprio orticello, ma avere il coraggio di lavorare insieme progettando e facendo anche cose insieme. Il lavoro da fare è tanto e c’è bisogno di tutti.

Paolo Ulivi