Oratorio di San Giacomo “un branco alternativo”

582

Sono nato a Lugo ed ho vissuto gli anni della mia infanzia a Barbiano. Ho dei ricordi, di quegli anni del dopoguerra, che mi sono rimasti felicemente stampati nella memoria. La vita del paese si svolgeva interamente attorno al campanile della parrocchia distrutto dai bombardamenti aerei: il campo da calcio, il teatrino sempre in azione, il cinema all’aperto nei periodi estivi, il gioco del nascondino in tutti gli anfratti, le gite organizzate dal parroco che ci ha fatto vedere mezza Italia, le settimane di vacanze a Romitorio, nella tenuta della famiglia Gottarelli-Toschi di Sant’Apollinare nel casolano, le serate di canto sotto le stelle con il cappellano, come si diceva allora, don Romano Fiorentini. La messa della domenica era una conseguenza logica di quel vivere: ci si andava tutti senza fare una piega ed il bello era che ci si andava volentieri! Quel luogo faceva parte di noi, di tutti noi, buoni o cattivi che fossimo, me compreso, perché io appartenevo a quella categoria di bambini irrequieti. Tanto che, quando pensai di diventare prete, il parroco – buon anima – che mi conosceva bene, giocò d’anticipo recandosi di persona in diocesi per dire che non avrebbero dovuto assolutamente accettarmi. Non ricordo che tipo di disastri facessi, ma di certo aveva ragione lui, anche perché non sono cambiato di molto da allora. Poi presi il volo e divenni imolese. Sono passati gli anni del boom economico, del Concilio Vaticano II, della cosiddetta “scelta religiosa” che voleva dire: Sola fides! Basta la fede, il resto non c’entra con la vita del credente. La Chiesa italiana si trovò impreparata a far fronte adeguatamente ai grandi mutamenti sociali. La parrocchia cambiò il suo volto tradizionale di accoglienza di tutto ciò che appartiene al vivere umano. Questo modello di fede non mi appartiene! Dio, per la mia sensibilità religiosa, si interessa e dà senso a tutto ciò che appartiene all’uomo! Così nella mia vita si è fatta strada la dinamica della sfida. L’oratorio è il luogo frequentato da giovani che diventano familiari tra loro attorno ad interessi propri della loro età. Quando i giovani divengono adulti si caricano di responsabilità, si trasformano in educatori capaci di affiancarsi alle famiglie. Noi aiutiamo le famiglie in questo modo: dico che questa è la nostra forma politica. Operiamo nel sociale sostenendo le enormi odierne difficoltà familiari. Le famiglie oggi hanno perso il potere buono sui figli: oggi i figli quando arrivano all’età adolescenziale sono comandati dal branco. Se il branco è messo male, i giovani rischiano grosso! Noi formiamo un “branco alternativo” e senza tenerla troppo lunga, la nostra impostazione cattolica è vincente, semplicemente perché i giovani vengono. Ce ne sono, si trovano bene, inventano iniziative di ogni genere e certo non voglio finire nella favola romantica del “e vissero felici e contenti”. Ogni giorno si combatte per vincere e la lotta è dura. Il nostro è un sistema educativo preventivo. Non abbiamo gli strumenti adatti per curare, preveniamo il male… scusateci se ci accontentiamo di questo!

don Beppe Tagariello