Verso le elezioni

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La sfida elettorale locale avrà connotazioni molto diverse rispetto a quelle che hanno caratterizzato gli ultimi decenni. E’ definitivamente tramontato il modello che ha contraddistinto Imola e che ha garantito buona amministrazione e benessere diffuso, stante la convergenza ideologica tra amministrazione locale, operatori economici e quadri intermedi. Ancorché il quadro sia cambiato la politica non pare essersene accorta, limitandosi ad introdurre leggere varianti. Da una parte la sinistra, forza che tende a perseguire l’ideale di una società orizzontale, fatta di infinite libertà individuali che si muovono in uno spazio comune privo di tradizioni ed identità, ma allo stesso tempo percorso da tensioni e contraddizioni. La sua idea è sostanzialmente intellettuale, sempre più legata ai principali centri del potere e destinata a rimanervi ancorata. Dall’altra i movimenti di opposizioni, apparentemente diversi, in realtà sorprendentemente simili: quella di centro-destra arroccata in un fondamentalismo di bandiera, più o meno ammantato di populismo; l’altra camaleontica, destrutturata dal punto di vista culturale, esiste nella misura in cui si alimenta di qualunquismo e nel dire di voler sfasciare. Ormai la proposta politica è legata ad istanze singole od estemporanee: la strada è pulita, il lampione acceso. Non passa giorno nel quale vediamo la foto di un politico che ci indica con il dito il marciapiede rotto o la buca. Aspetti tutti singolarmente importanti nell’amministrare una città, tuttavia non sufficienti! Non si è più capaci di sentire le ragioni nel “noi”, di dare un senso comune a quello che facciamo. Sebbene con il cuore a sinistra la nostra comunità fatica a tenere vivi i vecchi riferimenti, ormai superati, ma allo stesso tempo non ne ha individuati di nuovi. Ed allora, se i nuovi sono indefiniti ed i vecchi non sono più condivisi, cosa fare? Il dilemma non è se dare ascolto alla singola istanza, condivisibile o meno che sia, è capire la direzione da prendere, quale futuro dare alla nostra comunità. Per utilizzare un paragone, noi siamo come amici che in macchina continuano a discutere se aumentare la velocità o diminuirla, sostare su di una piazzola piuttosto che un’altra, litigano per chi guida. Peccato, però, che nel discutere abbiamo perso la strada. Nel tempo che ci separa dalle elezioni è importante scorgere la destinazione, in seguito decidere quale auto utilizzare e, poi, chi la guida. A mio avviso è necessario stringere un nuovo patto sociale che sappia rispondere al mutato contesto, un progetto del reale. Nel fare questo si devono coinvolgere i mondi che fanno riferimento alla cultura popolare e moderata, hanno idee e spirito di iniziativa, ma, sino ad oggi, sono mancati loro gli spazi politici per esprimersi. La cultura progressista che, per rivelazione, è anche conformista e per questo non tollera la diversità ed il confine, deve avere la forza di superare la contraddizione dell’intolleranza del diverso ed abbandonare l’atteggiamento dell’autosufficienza!

Giuseppe Girani