La famiglia al centro

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Attraverso la lettera apostolica in forma di motu proprio Summa familiae cura, il Papa si propone di sviluppare e intensificare il già «proficuo lavoro di approfondimento teologico e di formazione pastorale» dell’Istituto voluto da Karol Wojtyła, oggi rifondato come Pontificio istituto teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del matrimonio e della famiglia. Non a caso la stessa lettera inizia con un giusto riconoscimento al Papa che fu da sempre e instancabilmente «animato dalla più grande cura per la famiglia». La famiglia è al centro della cura pastorale della Chiesa perché è al centro dell’uomo, oserei dire dentro l’uomo stesso. Giunto oramai alla soglia dei cinquant’anni, pacificato con la mia storia, posso serenamente riconoscere che la famiglia in cui sono nato è parte di me. E non semplicemente come affetto del cuore. So che essa è dentro di me, ad un livello più profondo che costituisce la mia stessa identità. Mi ha forgiato, strutturato, plasmato. Certo non totalmente, poiché la libertà – segno altissimo dell’immagine divina in noi – mi ha offerto sempre di potere trascendere ogni determinismo. Ma ne sono convinto: essa è dentro di me. Gli sguardi di papà e mamma, le loro carezze, parole, sono parte di me; così come le incomprensioni, le ruvidezze, i litigi. Tutto ho assorbito. Tutto è depositato dentro la mia carne. La mia famiglia ha contribuito in modo unico a rendermi l’uomo che oggi sono. E il mistero della mia persona passa attraverso il mistero della mia famiglia. Mezzo secolo di vita aiuta anche a riconoscere quanto la famiglia decida dello stesso corpo sociale, perché essa, come insegna il Concilio Vaticano II, «è veramente il fondamento della società» (GS). Ne è il fondamento perché risale al «principio» (Mt 19,8) secondo la stessa parola di Gesù di Nazaret. All’inizio, come fondamento, da cui tutta l’umana famiglia ebbe origine. Non per convenzione, ma per «ordinamento divino». Non per evoluzione culturale, ma da un fondamento originario, una sorta di sapere innato e connaturale «perché è Dio stesso l’autore del matrimonio» (GS). E lo si capisce contemplando la Sacra Famiglia, culla luminosa e feconda, voluta ab aeterno quale luogo dove il Figlio di Dio nascesse, assumendo una natura umana creata. Con un papà e una mamma, non solo come esempio, ma come attrazione, rifugio e consolazione di ogni famiglia. Perché quanto più la famiglia fondata sul matrimonio soffre (e solo Dio sa quanto oggi soffra!) tanto più la stessa Chiesa soffre nel vedere minacciata la dignità della persona e la prosperità dell’umana società. E soffre la Chiesa per la dignità spesso sfigurata dell’unione coniugale, la quale manifesta il nuovo essere in Cristo, quell’unica carne il cui mistero e profondità ontologica affonda le sue radici nel mistero stesso della Santissima Trinità. Si sottolinea allora nel motu proprio del papa la giustezza dell’esortazione: non si facciano sconti alla Verità.

Don Massimo Pelliconi, dottore in bioetica