Incentivi all’occupazione giovanile: una tessera nel mosaico di molti autori

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I recenti dati economici positivi ci presentano ancora, purtroppo, nubi sulla disoccupazione giovanile (35%) e sulla scarsa crescita strutturale. Il mercato del lavoro è variegato per fasce d’età, livello di istruzione, professionalità e specificità territoriali. Esiste però a livello nazionale una forte carenza di personale qualificato nei settori della meccatronica, elettronica, informatica, robotica; tutti settori presenti nel nostro territorio. Queste tendenze del mercato del lavoro sono note da tempo (Industry 4.0 ne è solo un emblema), ma sorprende vedere la carenza di giovani per tali opportunità. Da un lato, il mondo industriale punta il dito verso scuole superiori e università, accusate di essere troppo distanti dalle competenze richieste del mondo del lavoro. Per contro, l’evidenza mostra che vi sono giovani qualificati, ma sono poco attratti dalle proposte del territorio, preferendo un futuro altrove… generalmente all’estero. Come spesso accade la verità sta in mezzo, e quindi occorre agire su entrambi i lati del tavolo: aumentando il “numero” complessivo di ragazzi realmente competenti e rendendo più “interessanti” le offerte di lavoro del nostro territorio. L’attrattività dipende sia dal sistema delle imprese (condizioni lavorative e salariali) sia dal sistema locale (decisioni strategiche della politica e prospettive future). I recenti incentivi del Governo – risparmi di costo per le imprese che assumono giovani a tempo indeterminato – creano certamente condizioni per migliorare i salari offerti ai nuovi lavoratori stabili. Si tratta quindi di un lievito importante, ma non basta. Questi strumenti vanno utilizzati per trattenere giovani competenze con salari competitivi rispetto a quelli esteri. Sarebbe un errore assumere personale a prezzi scontati innescando una spirale al ribasso che già abbiamo sperimentato. Le nuove tecnologie richiedono un’incessante formazione, non una battaglia sui costi, pena un prossimo luddismo 4.0. All’istruzione professionale si chiede il reinserimento dei fuoriusciti dal mercato del lavoro che non possiamo immaginare sussidiati in eterno. La rapidità della rivoluzione in atto impone una formazione continua anche per i giovani di oggi, che non saranno comunque tali tra pochi anni. Alla politica si chiede di creare un contesto territoriale realmente appetibile, definendo le prospettive strategiche per il territorio, e in fondo… per riguadagnarsi l’eredità dei padri. La sfida è sul tavolo dei “giovani da più tempo”, impegnati a costruire un sistema integrato tra imprese, ricerca, formazione, università e politica, seguendo l’esempio di altri Paesi europei con maggior “amor patrio”. Serve una vera e propria gara al rialzo, dove gli incentivi all’occupazione giovanile sono un’utile, piccola tessera di un mosaico molto più grande e avvincente: un mosaico da costruire, con i figli e i nipoti delle nostre comunità.

Prof. Giuseppe Torluccio, ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari Dip. Scienze Aziendali – Università di Bologna – Forlì