Adrien Zolfo, sindaco in Francia

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Basta leggere la composizione dell’équipe municipale di Saulnes per trovarvi cognomi come Bagaglia, Salari, Bombardieri, Capelli, Sorbelli, Santini, Bianchi: Saulnes accolse infatti, dalla fine dell’Ottocento, moltissimi italiani che emigrarono per lavorare nelle miniere di fosforo della minette (la miniera) e nelle fabbriche e che, assieme a stranieri di altri Paesi, contribuirono allo sviluppo industriale della regione. Negli anni Ottanta del secolo scorso la siderurgia lorenese entrò in difficoltà, ma gran parte degli italiani presenti rimasero in Francia, nonostante momenti difficili, problemi d’integrazione e rapporti non sempre semplici tra la classe operaia autoctona e quella immigrata, rapporti poi migliorati grazie alla mediazione delle organizzazioni sindacali che aiutarono gli stranieri ad inserirsi nella società lorenese. Cominciò così lentamente l’ascesa professionale e sociale dei lavoratori italiani, molti dei quali passarono al commercio, trasformandosi in locandieri e negozianti di alimentari, o lavorarono come metalmeccanici nelle fabbriche sopravvissute alla crisi. Come dicevamo, l’attuale sindaco di Saulnes ha origini imolesi, è un “imolian” di seconda generazione che parla italiano con accento francese e, in certi momenti, con inflessioni romagnole. Monsieur Zolfo ricorda le sue presenze a Imola in tempi abbastanza recenti per il funerale di una zia, morta qualche anno fa all’età di 103 anni, ma anche per assistere a un Gran Premio di Formula Uno, o i passaggi dalla città di origine per accompagnare i suoi genitori in vacanza sulla riviera romagnola. Il cognome Zolfo è frutto della fantasia delle suore di Castel del Rio, che trovarono davanti alla porta del convento il nonno di Adrien, lo accolsero, gli diedero il nome e lo affidarono a una famiglie di contadini: una volta cresciuto si sposò e si trasferì a Ponticelli, dove nel 1898 ebbe un figlio, Icilio. «Scappato da Ponticelli temendo un agguato da parte delle camicie nere – racconta Adrien – Icilio, il mio babbo, finì a Saulnes dove conobbe quella che poi è diventata sua moglie, Adelaide, la mia mamma, che con la famiglia gestiva in paese una piccola trattoria. Era originaria di Cesena, i suoi si erano trasferiti oltralpe quando persero in un incendio la loro attività, una fabbrica di fiammiferi. Mamma Adelaide studiò in Francia, conosceva anche il tedesco. Rientrò per qualche anno in Italia per poi raggiungere di nuovo Saulnes nel 1918. Lei e Icilio hanno avuto cinque figli: Ivo, Elio, Liliane, Erse ed io, Adrien. Erse è un nome che non esiste, fu un errore di trascrizione da parte di chi a Saulnes raccolse i dati e male interpretò la richiesta di mio padre al momento della nascita». Un italiano di seconda generazione come si sente a Saulnes? «Ormai mi sento francese, anche se ricordo le mie origini italiane. La mia vita è trascorsa qui, dove ho fatto le scuole, due anni di servizio militare, dove ho lavorato nelle fabbriche e sulle strade con i caterpillar. Ora sono in pensione, compirò i 75 anni il prossimo mese di luglio. Dal 2014 sono il sindaco di questo piccolo paese, che conta oggi 2.500 abitanti dopo che una parte della popolazione si è spostata altrove alla fine degli anni ’60 a causa della chiusura di molte fabbriche. Quello fu un periodo difficile per la collettività e solo verso la fine del ’900 iniziò la ripresa. Qui c’è una comunità di italiani di seconda generazione notevole, abbiamo quindi sempre occasione di parlare italiano. Nella vicina Villerupt abbiamo anche il Festival du film italien, molto seguito. Aspettiamo l’arrivo di un artista italiano che verrà per scolpire in paese una sua opera. Mia moglie è francese, lei pure di origini italiane, e abbiamo una figlia, Leslie. No, non ci scordiamo delle nostre origini».