Amarcord a Singapore

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<<Saluti da Singapore da due generazioni di “ragazze” Imolians espatriate da anni, che si incontrano per la prima volta fuori Imola e in un Paese lontano, fra antichi (di Fiorella) e nuovi (di Caterina) ricordi e crostata, piadina e squacquerone. Da non credere: sempre con lo stesso accento romagnolo, dove la “s” e la “z” sono solo un optional… e con quelle radici così profonde che attraversano i continenti. Imolians per sempre! Grazie per averci fatte incontrare», ci scrivono Caterina Minganti (a destra nella foto) e Fiorella Montefiori (a sinistra). Ma come è avvenuto questo incontro? Di seguito ve lo raccontano.
Grazie al Nuovo Diario e alla rubrica Imolians, perché non solo hanno messo in contatto due «imolesi all’estero», ma anche due persone con delle cose in comune. Io, Fiorella, da ragazza andavo a ballare con la compagnia del babbo di Caterina e le ho potuto raccontare di quella casa, su ai Tre Monti dove, secoli fa, si ballava la domenica. Erano altri tempi, col giradischi e quei soprannomi che facevano ridere. Incontrando Caterina a Singapore, mi sono sentita come una zia onoraria e sono stata felice di dividere con lei quei ricordi lontani. Anche se non ci eravamo mai viste, è stato come se la conoscessi da sempre (assomiglia anche tanto al suo babbo Costante), come se fossimo sedute sotto i portici a bere il caffè e non ai margini di una giungla equatoriale. In comune abbiamo anche avuto la voglia di volar via dal nido da ragazze, ma poi… che magia ci sarà mai in questa Imola che segna così profondamente i suoi figli con una dolce nostalgia? Come se non fossimo mai partite. Ora cedo la parola a Caterina…

Passando per una zona di Singapore che sembra la Toscana, ma appena giri lo sguardo le palme e due simpatiche scimmie ti fanno il verso, proprio dietro a casa della signora Fiorella, un’imolese doc e cittadina del mondo, che mi ha accolto con un caffè e una crostata fatta in casa che sapevano delle nostre profonde radici…
I racconti della giovinezza poi, condivisi tra lei e il mio babbo, sono stati qualcosa di ancor più prezioso che lasciavano la brillantezza di un film in bianco e nero con la musica dei mitici anni Sessanta. È stato affascinante sentire delle corse in macchina sulla strada per il mare, delle feste della domenica pomeriggio sui Tre Monti, della mensa dell’Università di Bologna di quei tempi…
Immersi in una giungla di fiori in un giardino all’italiana, con tanto di basilico fresco coltivato dalla fedele Rita, una signora filippina che ha imparato a fare il pane, il pesto e il ragù all’imolese!
In una casa coloniale in mezzo ai tropici e a tutti questi profumi così diversi dalle nostre campagne. Mentre suo marito è impegnato nella ambasciata del Brunei.
È stato un caso arrivare qui tre anni e mezzo fa quasi come loro, che sono qui da quattro anni; e ancora più un caso, che nel 2006 mio papà l’aveva contattata, dopo aver letto la sua storia proprio sul vostro giornale, mentre era in un’altra parte del mondo. Grazie di questa memoria storica e della dolcezza dei ricordi, cara Fiorella! Grazie Maria Adelaide di aver legato il filo.