Curti, in cinque anni fatturato raddoppiato

2137

Nel 2008 la Curti fatturava 37 milioni di euro. Al termine di cinque anni di crisi economica generale chiude con un fatturato di circa 70 milioni di euro (110 milioni per il gruppo). Nel corso del 2014 ha assunto 20 persone e ha avviato i lavori per la costruzione di un nuovo stabilimento alle spalle della sede di Castel Bolognese. La Curti è stata uno dei protagonisti del salvataggio della Cognetex ed ha consentito il proseguimento della propria attività a diverse società sportive ed associazioni benefiche, affiancando enti e iniziative culturali. Insomma, l’azienda è in salute come pochissime altre in questo momento, e il territorio ne ha potuto beneficiare. Alessandro Curti è l’amministratore delegato della società creata dal padre nel 1957. «Lavorando solo con lestero come facciamo noi, malgrado le crisi che investono singoli Paesi (ora la Russia, il rallentamento della Cina, del Brasile e della Germania) se sei attento a quanto sta accadendo nei vari mercati riesci comunque a crescere. La fatica è capire quello che serve e anticipare i bisogni». Dice Curti che «è la necessità la molla primitiva. Quando si ha fame non ci si ferma. Poi alla base di tutto c’è la convinzione che sono le persone a determinare l’andamento di un’azienda. Capire chi merita fiducia e contare su quelle persone perché sono loro che fanno crescere l’azienda. Io ho la fortuna di avere dei grandi collaboratori, dal punto di vista professionale ed umano. Oggi i valori in questo Paese stanno venendo meno e senza poterti poggiare sui valori fondanti è difficile ripartire». Il 29 di luglio è partita una nuova avventura. Con laria che tira rimettere in moto unazienda rimasta ferma per mesi non è facile. Ad oggi sono state vendute otto macchine, tre già consegnate. Partiamo dalla Cogne Macchine Tessili. Sono imolese, mio padre prima di mettersi in proprio era il responsabile di produzione. C’è dunque anche un aspetto affettivo nei confronti di questa azienda e nella tenacia con cui si è continuato a trattare per la terza volta in un anno e mezzo. Quando, e ne sono convinto, la proprietà voleva semplicemente spostare le attività in Francia lasciando a casa le persone che lavoravano a Imola e a Novara. Non è andata a finire così. Però è stato un tira e molla sfiancante. Una vicenda resa più complessa da una legge sul concordato fatta male e che consente di chiudere le aziende ponendo i costi a carico della collettività. Chi vuole fare il giochino lo fa. Che si fosse di fronte ad un concordato liquidatorio noi lo abbiamo scoperto in aprile davanti al sindaco. Metà dell’occupazione coinvolta attraverso l’acquisizione della ex Cognetex da parte di Curti ed Elettrotecnica Imolese, 15 dei 30 dipendenti previsti nell’accordo, era legato alle lavorazioni in conto terzi. Un tipo di impiego derivato dalle commesse Trasmital, azienda forlivese del gruppo Bonfiglioli, che ad un certo momento della trattativa parevano a rischio. Comè andata a finire? Una decina di giorni prima di concludere davanti al notaio ci assicurarono che avrebbero continuato a garantirci le lavorazioni sugli ingranaggi. Al contrario al momento non abbiamo avuto nessun ordine. Abbiamo tentato di contattarli, anche con l’aiuto dell’assessore Mirco Cantelli, che assieme al sindaco ci ha dato una grossa mano per l’intera vicenda. A inizio primavera scadrà la cassa integrazione, poi ci sarà la mobilità, ma al momento da Bonfiglioli continuano a non risponderci. Noi non vogliamo lasciare a casa quelle persone. Imprese da rilevare, società sportive, associazioni… quante volte ha squillato il telefono in questi ultimi due anni? Tantissime volte. Anche perché a Imola ci sono qualcosa come 128 società sportive. Abbiamo dovuto fare delle scelte. Sponsorizziamo il basket giovanile, Virtus e Andrea Costa. Avevo chiesto un progetto di unificazione, che speriamo si possa fare. Poi ci sono le iniziative culturali, i festival e gli enti musicali, la biblioteca di Castel Bolognese, la fondazione che mantiene vive le idee di Olivetti, ecc anche in rapporto con l’Università di Bologna, che ha intitolato l’aula di infermieristica a mia madre, e l’ospedale oncologico di Meldola. Interventi che è importante fare, anche senza far sapere chi li ha fatti. Nel 2015 uno degli obiettivi della Cma che avete acquisito al 100%, obiettivo ritenuto fondamentale, è ottenere la certificazione Iso 9001 decaduta col fallimento. Lavorare sulle certificazioni è elemento rilevante in un contesto di competizione globale? Molto rilevante. La Curti ha ottenuto la Iso 9001 sulla progettazione di macchine, la certificazione 9100 per parti e gruppi aeronautici, la 14000 e la 18000 per la sicurezza e l’ambiente. Insieme formano il sistema integrato qualità, sicurezza e ambiente. Lavoriamo secondo i criteri del world class manufacturing, il sistema Toyota, per essere più chiari. Filosofie secondo cui bisogna tendere verso la gestione ottimale e alla base delle quali cè la persona, che ha un ruolo centrale. Le macchine e i muri li compri. Le persone invece bisogna tenersele strette lavorando in maniera seria e valorizzandole. Comè il rapporto con questo territorio? Buono, ottimo. Un momento distinguiamo: per quanto riguarda l’amministrazione comunale di Castel Bolognese devo ammettere che si sono sempre dati molto da fare. A Imola ho trovato invece una grande differenza tra la politica, che ha cercato di starci vicino, e la burocrazia che in varie occasioni ci ha messo i bastoni tra le ruote. Anche in contrapposizione alla politica. Ed in parte è un segno positivo. Sì?! Sì, perché significa che l’amministrazione comunale ha iniziato a capire che a Imola non esiste solo la cooperazione. Ci è arrivata un po in ritardo e questo ritengo sia stato un male per Imola. Se oggi soffre più di altre città il motivo è da cercare anche nel fatto che si è appoggiata troppo alla cooperazione. E quando una certa cooperazione si è trovata in difficoltà, attorno non cera più niente. E coi sindacati come va? Credo che il rapporto sia ottimo. Lo abbiamo visto con Cma quando l’abbiamo rilevata, e con la Cogne, per la quale ci hanno affiancato. In 20 anni non abbiamo mai avuto contrasti. Per il rinnovo del contratto alla Curti non c’è stato né un minuto di sciopero né uno striscioncino. Solo una dialettica serrata. E dentro quel contratto ci sono cose nuove come l’organizzazione su tre turni. Negli ultimi due anni abbiamo dato un premio di produzione di 2mila euro, uguale per tutti. Cose un po socialiste. Labolizione dellarticolo 18 ritiene sia una riforma significativa? Come imprenditore per me non cambia niente. nel nostro Paese i casi in cui l’articolo 18 incide sui reintegri alla fine si riducono complessivamente ad un centinaio. È una questione simbolica. Attenzione però che i simboli hanno un significato, soprattutto nei confronti dei possibili investitori esteri. La riduzione della durata dei processi sarebbe un altro cambiamento fondamentale. La semplificazione normativa un altro. Non ultimi, il costo del lavoro e dell’energia. In questo quadro ci si localizza qui solo se si fanno cose di altissima qualità, che noi siamo ben capaci di fare. Per il futuro di questo territorio quali elementi ritiene saranno determinanti? Questo territorio è legato a quello che sono l’Italia e l’Europa. Se non si risolvono i problemi del Paese le possibilità sono poche. L’amministrazione locale non può fare molto: più che ridurre le tasse sugli insediamenti produttivi, aprire il centro storico per dare un po di respiro alle attività commerciali. L’autodromo deve lavorare sui concerti, diversificarsi, e lo sta facendo. Nel caso della Cogne gli amministratori locali hanno dato una mano, ma nel caso della Cesi cosa possono fare se non ammettere che non erano in grado fare nulla?