Un territorio che sarebbe attraente, ma il Psc…

Oneri di urbanizzazione («più che raddoppiati col nuovo piano regolatore»), infrastrutture («del servizio ferroviario metropolitano si parla soltanto»), scuola e servizi sono gli elementi che incidono sulla scelta delle imprese. Dopo il caso Philip Morris, intervista a Marco Gasparri.

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Dove Imola non è competitiva? Sui costi indiretti derivanti dal nuovo Psc, ragiona il delegato imolese di Unindustria Bologna, Marco Gasparri. Capannoni e terreni, dice, hanno visto ridotto notevolmente il loro prezzo, quindi non sono un freno a nuovi insediamenti industriali. Anche sulla tassazione Imola rimane concorrenziale. Ma è sui costi accessori, «che col nuovo piano regolatore per le imprese sono più che raddoppiati», che il territorio del circondario ha perso attrattività. Qualità delle infrastrutture generali (la vicinanza alle principali vie di comunicazione, in primis il casello autostradale), dell’istruzione scolastica (il rapporto tra scuola e lavoro) e la qualità dei servizi (perché l’azienda è un insieme di famiglie) hanno un loro peso. Ma è il costo dell’insediamento (i terreni e principalmente gli oneri di urbanizzazione) che risultano alla fine determinanti.

«È nel mix di cause che, partendo dalla recessione economica che abbiamo incontrato in questi ultimi sette anni ha incocciato le difficoltà a far partire nuovi investimenti e il nuovo piano territoriale (il Psc e i suoi addentellati; ndr), il territorio del circondario ha mostrato e prodotto di sicuro una minore attenzione nell’attrarre nuovi investimenti da parte di nuove imprese o di imprese già presenti».

Il Psc però è storia recente…
Già, ma le imprese gli investimenti non li programmano da un anno all’altro. Un esempio: noi come impresa (Gasparri è amministratore delegato dell’Aepi; ndr) potremmo pensare di allargarci, ma non lo facciamo perché è troppo costoso. Il caso dell’insediamento Philip Morris a Crespellano, dove la multinazionale investe 600 milioni di euro, è possibile perché il Comune ha fatto la sua parte da buon azionista mettendo a disposizione aree e oneri a costi accessibilissimi, oltre a infrastrutture di primo livello.

Le grandi e grandissime aziende, nella scelta degli insediamenti, seguono dinamiche differenti rispetto alle imprese di più piccole dimensioni?
Assolutamente sì. Per le multinazionali che si vogliono installare in un territorio, Imola sarebbe molto appetibile grazie alla collocazione geograficamente strategica e per la coesione sociale e i servizi che ancora sono di un livello molto alto. Oltre che per la possibilità che offre la relazione tra scuola e impresa, che speriamo di riportare a livelli discreti dopo che in questi ultimi anni è stata massacrata. Anche la sicurezza, salvo alcune ondate, non deve fare i conti con una grandissima micro-criminalità. La differenza la fa certo anche il momento che stiamo vivendo: oggi le imprese stanno molto alla finestra e programmano gli investimenti proprio quando li devono fare. Soprattutto se ti rivolgi in maniera significativa al credito, dato che solo certi istituti stanno facendo gli interessi dell’impresa.

Però a Imola manca da anni l’insediamento di un’azienda che possa portare centinaia di posti di lavoro. Come invece avviene a Crespellano. Che si sia puntato molto su Poggio Piccolo, a seguito di una scelta politica che almeno negli ultimi 10 anni ha concentrato lì gli insediamenti produttivi, non ha lasciato scoperti altri territori che oggi risultano di conseguenza asfittici?
Allora aveva un senso, erano anni di espansione in cui domanda e offerta di aree trovavano un incrocio. C’era una convenienza urbanistica e si poteva comunque raggiungere una quadra con le amministrazioni comunali. Oggi il quadro è molto diverso, sui territori ci sono crisi di aziende e di filiera e nessuna zona ne è immune. Nella realtà bolognese vediamo Comuni che si sono accaparrati investimenti importanti.

Così però è una giungla, sintomo di una regia che non c’è?
E che forse non ci sarà mai. Il marketing territoriale di cui molte giunte municipali si riempiono la bocca è fatto comunque di aspetti di convenienza. Quanto mi costa? Ci sono le infrastrutture, le scuole…? Uno pesa gli elementi.

Ma il coordinamento servirebbe proprio a definire la scelta delle aree da rendere convenienti.
Ci sarà un coordinamento? Boh. Mi piacerebbe confrontarmi col presidente della Regione, ma confronti sui contenuti al momento non ne ho visti. Occorrerà capire che ruolo Imola vuole esercitare nell’Area metropolitana.

Scendendo la classifica, arriviamo alla scuola.
Di sicuro questo è un territorio che ha bisogno di riportarsi a livelli di eccellenza nell’istruzione, livelli persi perché il meccanismo non consentiva più di far crescere e formare coinvolgendo nella scuola il mondo del lavoro. Il risultato è stato che si induce quel mondo a cercare in altri territori. Sono aspetti che influiscono moltissimo sulle valutazioni delle aziende che stanno cercando un’area in cui insediarsi. Non dimentichiamoci poi che questo territorio ruotava attorno alle filiere di tre poli: meccanica, edilizia, ceramica. Gli ultimi due non sono propriamente settori industriali che tra i propri esuberi contano molte persone in grado di essere coinvolte in investimenti industriali di un certo tipo perché troppo specializzate e ritenute in parte non adatte.

Quindi bisognerebbe insistere sulla formazione in funzione della riconversione occupazionale?
Proprio così. Basta vedere il successo dei corsi serali.

Venendo alle infrastrutture…
Un tema non certo meno importante. Percorrere l’autostrada tra Bologna e Forlì dal giovedì sera al martedì mattina è una lotteria. Le merci non vanno in videoconferenza. Un aspetto determinante è il collegamento ferroviario metropolitano tra Imola e Bologna, di cui continuiamo a sentir parlare senza mai arrivarci. L’amministrazione municipale deve essere un interlocutore importante. Per diventare Area metropolitana Imola non può esimersi da fare un ragionamento sui collegamenti tra aeroporto-stazione di Bologna e stazione di Imola, altrimenti parliamo di niente. Il nuovo presidente della Regione cosa vorrà fare sul tema del policentrismo regionale? Io programmi ancora non ne ho visti e sono molto curioso di vederli.
@s_salomoni

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