Orsini, grande figura della letteratura del ‘900

Da giovane visse a Ortodonico alla Palazza, anni ricordati nell’opera Casa Paterna. Durante gli studi universitari conobbe Pascoli e Carducci. Autore di una vastissima produzione letteraria che spazia dalla poesia alla prosa senza tra lasciare i libretti d’opera scritti per i musicisti dell’epoca.

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Una grande figura del Novecento romagnolo è Luigi Orsini, nipote di quel Felice che aveva attentato alla vita di Napoleone III. Era nato a Imola il 13 novembre 1873 in un’agiata famiglia che annoverava, tra i suoi beni, una grande villa colonica nelle campagne di Ortodonico, la cosiddetta Palazza. Nel silenzio e nella gioia agreste di quel luogo il piccolo trascorse l’infanzia: ripercorse più tardi quegli anni dorati in Casa paterna, libro di ricordi che scorrono sul filo di uno stile nostalgico. Oggi la Palazza è toccata dal percorso dell’autostrada e i ricordi del silenzio si sono liquefatti.
Orsini si laureò in giurisprudenza a Bologna, dove conobbe Pascoli e Carducci, e seguì poi la vocazione letteraria. Fu tra i fondatori della rivista “La Romagna nella storia, nelle lettere e nelle arti” e della “Associazione per Imola Storico-Artistica”. Dal 1911 al 1938 tenne la cattedra di Letteratura Poetica e Drammatica al Regio Conservatorio di Milano. Era un posto di prestigio, coperto prima di lui da Emilio Praga e Giuseppe Giacosa, e dopo di lui da Salvatore Quasimodo. Collaborò a diversi giornali: “Il Popolo d’Italia”, “il Resto del Carlino”, “L’Illustrazione italiana”. Visse la parte matura della vita a Milano, ma restò sempre legato alla sua Romagna: se ne tornò in vecchiaia a Imola, nella villa Helia che sorge in frazione Pontesanto. Morì l’8 novembre 1954: cinquant’anni dopo, nel 2004, la città di Imola lo ha ricordato degnamente con eventi e pubblicazioni; ora sono trascorsi sessant’anni dalla scomparsa e – per la quantità feconda della sua opera – è giusto non dimenticarlo.
La sua produzione letteraria è vastissima e spazia dalla poesia alla prosa. Come poeta Orsini compose nel 1902 un Carme alla Romagna e nel 1921 l’ampia raccolta delle Campane di Ortodonico; come prosatore scrisse due romanzi, L’allodola nel 1910 e Con l’amore e con l’ala nel 1920. Ma fu anche autore di garbate monografie divulgative (sulla vita di Dante, di Francesco d’Assisi, di Santa Caterina da Siena) e di una diffusa guida turistica a Imola e la Valle del Santerno uscita nel 1908. Appassionato di musica e buon pianista, fu fecondo autore di libretti d’opera: ne scrisse 56, collaborando coi musicisti dell’epoca e suscitando anche l’interesse di Puccini. Nei primi anni del Novecento trasse da alcune novelle del forlivese Antonio Beltramelli i libretti de La nave rossa e del Figlio del mare, musicate rispettivamente dai compositori Armando Seppilli e Giuseppe Cicognani. L’ultima, soprattutto, è opera romagnola per eccellenza, ambientata sui lidi di Comacchio nel primo medioevo: andò in scena alla Fenice di Venezia nel 1908, ma fu un fiasco e cadde in oblio.
Fu per Orsini una cocente delusione, ma non tanto forte come quella di vedersi completamente dimenticato nel dopoguerra. Oggi la sua figura torna a sollevare interesse, anche grazie a un ricco e ordinato Archivio Luigi Orsini conservato presso la Biblioteca Comunale di Imola: una miniera che molti stanno esplorando.

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