L’auto elettrica vola ai 240 grazie a Sei Sistemi

L’azienda imolese di via Calamelli ha già realizzato la motorizzazione della Vecarmoto che ha partecipato a due edizioni della TTZero all’Isola di Man. «Un sogno» che si affianca alle produzioni più tradizionali.

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Due campionati TTZero all’Isola di Man e la Re6 del team Vercarmoto parla imolese. Un linguaggio che dopo le due ruote adesso entra anche nelle quattro ruote attraverso la motorizzazione elettrica che la Sei Sistemi ha fornito alla Mirage G14. L’auto è pronta a confrontarsi con le pari categoria, sorelle minori della più blasonata Formula E, la Formula Uno a zero emissioni di Co2 che debuttato quest’anno con 10 team al via e un calendario con sei Gp.
Imola sta ai motori come le intenzioni di far scendere in pista veicoli elettrici stanno alla nuova stagione dell’Enzo e Dino Ferrari targata Con.Ami. Parrebbe una equazione di facile soluzione. Ma evidentemente tra le variabili si cela un’incognita. Per conoscere il sogno a cui sta lavorando la Sei Sistemi bisogna infatti arrivare fino in fondo a via Calamelli. Lo stabilimento è lì dal 1995, dopo che le lavorazioni per la produzione di filo metallico lasciò la sede originaria di via Colombarina.
La storia della Sei Sistemi è in fotocopia a quella di molte aziende artigiane nate in quegli anni: tre soci -lavoratori fanno la scelta di mettersi in proprio (la casa madre è in questo caso l’Elettronica Santerno di Sergio Zanarini, una “scuola” che ha dato diversi buoni frutti), la progettazione e le soluzioni per l’automazione. Dal ferro e dal rame si passa alla gomma e alla carta, settore per il quale l’azienda imolese dialoga in particolare con la Cina, che al momento rappresentano i suoi settori trainanti.
Oggi i soci sono cinque (nella foto) e i dipendenti nello stabilimento di via Calamelli una cinquantina, impegnati nell’ufficio tecnico, nel software e nell’amministrazione. Cablaggio e montaggio dei quadri vengono fatti a Gerenzano, vicino a Saronno. Dei servizi di assistenza si occupano una ditta a Lecco e una a Grottammare, entrambe partecipate al 51%. La sede a Shanghai è frutto di una joint venture al 50% con un imprenditore locale.
La Sei Sistemi realizza (anche) inverter per l’elettronica industriale. Il boom del fotovoltaico convinse i soci ad orientarsi alle energie rinnovabili. Vengono progettati impianti fotovoltaici, idroelettrici, eolici (è storia recente l’installazione di 14 impianti da 200 kw in Basilicata) di cogenerazione, e realizzato anche un impianto ibrido fotovoltaico/eolico ad asse verticale pensato per le aree più isolate del pianeta.
Fin qui la base solida. Ed è su di essa si sta costruendo il sogno dell’elettrico che corre in pista. Roberto Altieri, uno dei tre soci fondatori della Sei Sistemi, ricorda come «un giorno è capitato un amico che era fermo con la moto elettrica. Gliel’abbiamo sistemata, due anni di prove in circuito a Modena e adesso va benissimo». A dimostrarlo è il quinto posto al TTZero dell’Isola di Man. «La storia – prosegue Altieri – si è ripetuta con l’auto elettrica. Mancava la “benzina” e la Sei Sistemi ha fornito l’inverter». L’auto potrebbe scendere in pista entro l’anno, ottenuta l’omologazione della Fia. Si cerca però uno sponsor.
La monoscocca della Mirage G14 è stata realizzata dalla Texa in carbonio, e non può essere altrimenti, considerata la necessità di ridurre il peso (57 i chilogrammi dichiarati) mantenendo però le prestazioni. Le batterie sono al litio made in Corea e hanno una capacità di 20 kWh con recupero energetico: in frenata si ricaricano. L’inverter è stato realizzato ad hoc per far funzionare il motore a 8mila giri conservando dimensioni ridottissime, tira 300 ampere, lavora a 13 kHertz ed è a raffreddamento liquido. Nome a parte, si tratta di un prodotto nuovo e diverso rispetto agli inverter realizzati per le altre tipologie di trasmissione.
Mixare produzioni tradizionali e innovazione. Perché è molto imolese la convinzione che sia questo il modo in cui le intuizioni prendono solidità e i sogni si trasformano in realtà. Sarà green questo sogno? Forse.
@s_salomoni

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