Credo la comunione dei santi

593

Catechesi del vescovo di Reggio Emilia a Castel Bolognese: “Comunione dei santi vuol dire partecipare dei sacramenti, cioè delle cose sante, ma anche condividere la nostra vita con gli altri, con i fratelli, condividere i nostri beni, il nostro tempo”

 

Il vescovo di Reggio Emilia-Guastalla Massimo Camisasca (foto) sarà in diocesi venerdì 17 gennaio per parlare del tema Credo la comunione dei santi e la remissione dei peccati: l’appuntamento è nella chiesa di San Petronio di Castel Bolognese alle 20.45.
In preparazione all’incontro, che s’inserisce nel biennio di catechesi Dire, seguire, portare Gesù, Il Nuovo Diario Messaggero ha ottenuto qualche anticipazione: «Sono felice – ha premesso il presule – di venire a Imola a parlare con voi di questi due temi che racchiudono tutta quanta la grandezza, la bellezza e anche la fatica dell’essere cristiani. La comunione dei santi e la remissione dei peccati sono la sintesi suprema dei desideri più grandi che abitano il cuore di ogni uomo e di ogni donna».

Monsignor Camisasca, si dice «comunione dei santi» e subito viene da pensare che si tratti di qualcosa che non ci coinvolge. Non è un luogo comune, anche fra i credenti?
«Credo la comunione dei santi: dobbiamo capire bene quest’espressione del Credo, e non ridurla a qualcosa che riguardi soltanto l’aldilà. La comunione dei santi innanzitutto è la condivisione che nasce dal dono che Cristo fa di se stesso a noi. Essere in comunione non significa semplicemente condividere la vita dell’altro, ma condividere con l’altro la vita di un terzo. È molto importante osservare questo, che è il significato letterale della parola comunione».

Un “terzo” che per i cristiani ha un volto preciso…
«Comunione dei santi vuol dire anzitutto partecipazione comune a colui che è il Santo, cioè Dio, che ha manifestato la sua santità nell’incarnazione del Figlio. Partecipare assieme alla vita di Gesù, al suo sguardo sulle cose e sull’esistenza, al suo cuore. Come scrive San Paolo nella lettera ai Filippesi: ’Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù’».

Come entra, in questo rapporto con il santo, la presenza dell’altro?
«In modo costitutivo. Comunione dei santi vuol dire anche partecipare della vita gli uni degli altri. Attraverso il battesimo noi siamo stati resi santi non per nostro merito, ma per l’elezione che Gesù ha fatto di noi. Non solo: comunione dei santi vuol dire anche partecipare dei sacramenti, cioè delle cose sante. Infine vuol dire condividere la nostra vita con gli altri, con i fratelli, condividere i nostri beni, il nostro tempo. Essa ci parla perciò della carità come cuore del cristianesimo».

Ma l’uomo, a differenza del santo, interrompe spesso questa partecipazione…
«Non si accede alla comunione dei santi per una convergenza di sentimenti; non basta dire ’Io ti amo, ti voglio bene’: occorre essere risanati dal profondo di noi stessi. Ecco allora la remissione dei peccati: non può nascere in noi la comunione se non veniamo risanati da tutto ciò che ci divide da Dio e dagli altri, dalla nostra superbia che ci separa dal Padre, dal nostro egoismo che ci oppone ai fratelli, dalle nostre gelosie, rivalità, invidie, dalla nostra incapacità di perdonare e di ricevere il perdono. Alla comunione si accede attraverso la penitenza: attraverso il sacramento della confessione siamo resi degni e capaci di ricevere il dono che continuamente Gesù fa di se stesso, rendendoci il suo popolo, il suo corpo vivente sulla terra».