Arrestata linfermiera di Lugo accusata d’omicidio

450

Daniela Poggiali in carcere dopo le indagini seguite alla morte di una paziente avvenuta nell’ospedale dove prestava servizio. Sospetti su altri dieci decessi

Pazienti giudicati un po’ impegnativi? Parenti pressanti? La persona ricoverata veniva eliminata. Sembrerebbe il soggetto di un thriller o di un film dell’orrore, ma è quanto succedeva all’ospedale di Lugo.
Ma ora è stata assicurata alla giustizia l’infermiera faentina sotto inchiesta dall’8 aprile scorso dopo svariate morti sospette avvenute nel nosocomio lughese.
A scatenare l’indagine, in particolare, è stato l’improvviso decesso di una signora di 78 anni, ma le perizie degli esperti dalla procura hanno richiesto un approfondimento su altri casi di dieci pazienti deceduti nel reparto in cui la 42enne Daniela Poggiali (nella foto) lavorava dall’inizio dell’anno. In realtà sono stati 38 i casi di morti improvvise e sospette nel nosocomio di Lugo nel 2014, per le quali secondo il procuratore sarà tuttavia difficile far luce poiché è passato troppo tempo dalla data dei decessi. L’infermiera di certo ha ucciso la 78enne. Il referto parla di decesso per choc acuto causato dalla somministrazione endovenosa di una soluzione di potassio ad alta concentrazione. Gli accertamenti hanno escluso l’errore umano. Nel caso della 78enne il giudice per le indagini preliminari Rossella Materia parla di «motivi abietti consistenti nel compiacimento di provocare la morte della paziente affidata alle sue cure».
In sostanza, secondo gli inquirenti la Poggiali avrebbe agito volontariamente, somministrando il potassio a pazienti che giudicava particolarmente difficili da assistere, o con parenti pressanti. Dopo l’iniezione letale gettava il deflussore sporco di potassio utilizzato per nascondere le prove.
Dapprima sospesa dalla direzione ospedaliera dal turno notturno, durante il quale rimaneva sola nel reparto, messa poi in ferie e infine licenziata dopo l’indagine per alcune macabre foto che l’infermiera si era fatta scattare da una collega accanto ai cadaveri, sorridente e con i pollici alzati, e per alcuni furti avvenuti all’interno dell’ospedale, lo scorso mese di settembre ha presentato ricorso per tornare al suo posto di lavoro. Una collega, ora indagata per concorso in vilipendio di cadavere, ha raccontato che la Poggiali le aveva chiesto di scattarle una foto vicino al cadavere e non si era rifiutata per paura e soggezione nei confronti della 42enne. Altre colleghe l’hanno definita «instancabile, euforica, sempre attiva in corsia, ma umorale, irascibile, vendicativa e solita dare purganti ai pazienti per mettere in difficoltà le colleghe che subentravano al suo turno». Una collega ha denunciato di averla vista rubare e poco dopo ha trovato sul parabrezza della sua auto un mazzo di ciclamini con un nastro nero.
Scrive il gip di Ravenna: «L’imputata trae piacere dalla mortificazione del prossimo che versa in condizioni di debolezza, giungendo fino all’atto estremo dell’uccisione». Insomma, operava per autocompiacimento sedando i pazienti oltre il necessario. Gli inquirenti l’hanno giudicata personaggio «impassibile, freddo, imperturbabile», ma in pieno possesso delle proprie facoltà mentali.
Sei mesi di indagini e oltre cento persone ascoltate, quindici pagine da cui emergono gravi indizi di colpevolezza il 9 ottobre hanno portato la 42enne faentina nel carcere di Forlì per omicidio pluriaggravato. Il 12 ottobre, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, Daniela Poggiali ha negato ogni addebito dicendosi «vittima di un complotto». Intanto l’Ausl di Ravenna ha fatto sapere che si costituirà parte civile nell’eventuale processo nei confronti dell’ex infermiera.