Addio a Giovanni Pompei

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Scomparso a 70 anni, era molto noto dentro e fuori il paese come diacono permanente e presidente della banda per 30 anni

Un duro colpo per tutto il paese. Senza dubbio è quello che tutti gli alidosiani, ma più in generale gli abitanti dell’intera vallata del Santerno, hanno accusato con la scomparsa di Giovanni Pompei. Nato a Firenzuola il 16 aprile 1944, Pompei è scomparso lo scorso 17 settembre all’età di 70 anni, dopo una lunga malattia. Il paese lo ricorda per il suo sorriso, la disponibilità che l’ha sempre accompagnato nei vari ruoli che ha ricoperto, sia in ambito professionale, – era autista di autobus – sia nel servizio alla Chiesa locale – è stato diacono permantente e per 20 anni circa collaboratore del Centro missionario diocesano, e infine nel campo della musica, con alle spalle 30 anni di presidenza del corpo bandistico Sant’Ambrogio di Castel del Rio.
Le esequie sono state celebrate venerdì 19 settembre nella chiesa parrocchiale di Castel del Rio, chiesa che ha servito per tantissimi anni, dal vescovo di Imola Tommaso Ghirelli, alla presenza di tanti sacerdoti provenienti dalla diocesi. Proprio il vescovo, assieme al collegio dei diaconi e al delegato episcopale, in un necrologio pubblicato dal quotidiano Avvenire ha detto che il diacono Giovanni Pompei «ci ha consegnato la testimonianza entusiasta dell’amicizia con Gesù, la bellezza della gioia semplice della famiglia e della Chiesa, in diocesi e in parrocchia, lo stile generoso e fedele del servizio nelle piccole e grandi situazioni della vita, una luce impareggiabile nel lungo tempo della malattia, paziente, sorridente e credente, e dopo averci insegnato ad essere “tutti un po’ più diaconi”, ha raggiunto il traguardo del giorno che non conosce tramonto, laddove il Signore lo farà mettere a tavola, e passerà a servirlo. Gliene siamo grati!»
Nella sua omelia inoltre, il vescovo ha ricordato che «questo è il momento di affidare il nostro amico a Cristo e di aggrapparsi a Lui, perché stiamo sperimentando drammaticamente l’inconsistenza della vita da una parte e la forza del suo amore dall’altra». «Niente e nessuno potrà sottrarci dall’abbraccio a Cristo crocifisso. Abbracciamo Cristo fortemente, non lasciamoci staccare da lui. Non lasciamoci turbare né dal dubbio, né dalla paura: restiamo aggrappati a Lui, qualunque cosa accada, ripetendo “Il Signore, Lui solo, è il mio pastore, non manco di nulla». Poi, in conclusione, un passaggio rivolto alla moglie di Pompei. «Anche tu, Clelia, che hai condiviso il ministero di Giovanni, aiutaci non solo ad essere attenti agli altri, ma anche e soprattutto a Gesù, che viene come un ladro di notte, perché possiamo percepire la pesenza ancora nascosta. Sei come la Madonna ai piedi della croce: aiutaci a stare sempre alla presenza del Signore».
Pure dal corpo bandistico Sant’Ambrogio di Castel del Rio ricordano con affetto Pompei. «Come si fa a sintetizzare in poche righe un’esperienza lunga più di 30 anni? Come si fa ad incastrare nelle parole tutte le azioni di un presidente che ha sempre lavorato per la banda con umiltà e semplicità? Come faccio ad esprimere tutto l’impegno e lo spirito di sacrificio che una persona deve celare dietro il proprio incarico istituzionale? Ci provo. Il compito di un presidente è anche questo, il compito di rappresentare la propria associazione anche nei momenti difficili, il compito che, in un certo senso, ho “ereditato” con grande onore da Giovanni» commenta tristemente l’attuale presidente Alessio Bertuzzi. «Piango perché prima di essere presidente sono anzitutto bandista e, in quanto tale, insieme ad altri come me, sono cresciuto in questa banda, seguendo proprio l’esempio di persone come Giovanni: l’umiltà musicale e umana (quante volte ti facevamo parlare al microfono durante i concerti e tu dicevi, un po’ imbarazzato, “Non ho molto da dire”…), la disciplina senza severità (si caricava e scaricava il materiale tutti insieme, ragazzini compresi, sul tuo furgone Ford color cachi, già vecchio 15 anni fa…), l’importanza di contribuire alla propria comunità attraverso la propria associazione. E al di fuori della banda, quanti di noi sono venuti, portando la bici a mano, a chiederti di riparare una gomma forata, un pedale rotto, una catena caduta. Adesso sei lontano – chiosa Bertuzzi – , lo so, ma spero sempre che da lassù continuerai ad aiutare questa banda quando sarà in difficoltà, che la sorveglierai quando non si comporterà bene, che mi sosterrai quando l’impegno della presidenza potrà diventare più gravoso. Il tuo esempio sarà per sempre valido e sarà nostro compito trasmetterlo alle nuove generazioni. Se già ci mancavi prima, immaginati adesso».