Celio Regoli dalla Scala alle Canarie

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Nell’isola di Fuerteventura, dove già abbiamo trovato Giulia Poggi, ci sono altri imolesi. Cominciamo col fare conoscenza con Celio Regoli. In un sito di trombettisti i colleghi scrivono di lui: «Celio è un vero “talentaccio”, uno dei talenti migliori che abbiamo avuto in Italia, senza minima ombra di dubbio alcuno, talento non solo fisico sulla tromba ma anche talento musicale. Ha sempre cose interessanti da dire, é molto schietto e ha un modo di fare diretto».

Navigando nel web le citazioni che riguardano il maestro Celio Regoli – nipote di Padre Celio Regoli, missionario in Tanzania, scomparso vari anni fa – sono innumerevoli: se il tempo non fosse sempre tiranno si potrebbe passare una giornata ad ascoltare le sue interpretazioni su You Tube. Ha fatto parte dell’Orchestra Sinfonica della Rai diretta da Wayne Marshall, con la quale ha suonato al concerto di Natale, un magistrale Alleluja di Haendel, trasmesso in eurovisione dalla basilica San Francesco di Assisi nel 1997. Lo ritroviamo come attore-musicista nel cast dell’”Arlecchino servitore di due padroni”, spettacolo-simbolo del Piccolo Teatro di Milano, portato dal ’96 al 2000 in tournée internazionale (regia di Giorgio Strehler ripresa da Carlo Battistoni), poi eccolo prima tromba nell’orchestra del Teatro Alla Scala in West Side Story, e in un concerto a Pisogne nel bresciano accanto a due grandi musicisti, Roger Delmotte e Michel Becquet. Ha suonato anche con i Solisti Veneti.
Come nasce la sua passione per la musica? Regoli ci risponde dalle Canarie: «La musica mi piaceva già quando ero molto piccolo. In fondo alla strada in cui abitavo c’è la parrocchia del Carmine, dove suonava don Ignazio Spadoni, che faceva anche suonare i bimbi e i ragazzi. Fu lui a regalarmi il mio primo flautino e, a 8 anni e mezzo, mi mandò alla Banda di Imola, dove scelsi come strumento la tromba, che suono tuttora. Grazie a lui ho potuto intraprendere la vita da musicista: a 12 anni iniziai il Conservatorio a Bologna, a 20 anni studiavo a Parigi… La tromba non è uno strumento facile ad un certo punto del mio percorso io ho deciso di cambiare radicalmente impostazione ed ho dovuto riprendere a studiare come se ricominciassi da zero».
Quando hai lasciato Imola? «Ho lasciato Imola la prima volta proprio per andare a seguire il corso superiore del Conservatoire National de Région di Versailles. In seguito le occasioni per spostarmi non mi sono mancate: con il teatro Alla Scala di Milano e con Il Piccolo Teatro di Milano ho girato il mondo in tournée. Ora ho 43 anni, mi trovo dal 2010 alle Canarie, precisamente a Corallejo, una cittadina situata nella municipalità de La Oliva nel nord dell’isola di Fuerteventura, importante per la presenza del porto commerciale e peschereccio; da qui partono i traghetti per le vicine isole di Lanzarote e Lobos.
Suono nei locali e, quando mi chiamano in Italia ci vengo, visto che con il biglietto aereo “low cost” spendo 25 euro (meno che andare da Imola a Milano in treno!). Qui mi trovo benissimo, il clima è caldo-primaverile tutto l’anno, si sta bene e non si spende per vestiti invernali e riscaldamento…  senza contare che le tasse sono al 4%. La località è molto turistica, c’è sempre gente, gente allegra che vuole godersi le vacanze e la vita: sembra un paradiso, le auto si fermano sulle strisce pedonali, mi sembra di sognare… Inoltre l’informazione e internet sono liberi da qualsiasi censura, in poche parole qui c’è molta libertà.
Non ho avuto difficoltà ad inserirmi, la gente è molto cordiale, c’è una notevole presenza di italiani e quindi si parla spesso italiano. Con la lingua non ho avuto problemi, lo spagnolo è molto facile da comprendere.
Per quello che riguarda lo studio della musica, posso dire che all’estero sono più avanti di noi, che abbiamo un programma vecchio di un secolo: quello che noi suoniamo al momento del diploma in Francia, ad esempio, lo fanno a 13 anni. La scuola, spesso, all’estero costa più che in Italia, perciò nessuno “scalda i banchi”e quindi… tutto funziona molto meglio.
Dal punto di vista umano alle Canarie è tutto abbastanza semplice, dipende da ognuno di noi sapersi fare accettare nel gruppo, in ogni caso non ho mai trovato in questo senso grandi differenze col cambiar dei Paesi, ho sempre notato che l’uomo è uomo in tutto il pianeta. Debbo dire che generalmente mi trovo bene all’estero, anche se ogni tanto torno in Italia: il fatto del governo che “non c’è” mi pare un motivo in più per restare fuori dal nostro Paese, ma spero di rientrare prima o poi e riprendere a lavorare come ho fatto in passato. Di Imola mi mancano naturalmente parenti e amici, e il mio cane Zenith, affidato in mia assenza alla mia famiglia. Tutto il resto lo trovo anche qui, anche dal punto di vista culinario: ho persino il matterello e mi preparo le tagliatelle, faccio gli gnocchi e il ragù alla bolognese, trovo il parmigiano e l’olio d’oliva al supermarket.
Mi chiedete per quale ragione secondo me tante persone lasciano il nostro Paese: direi che una buona ragione è la mancanza di prospettive per il futuro, il governo che non fa nulla in tal senso… E’ questo che spinge le persone a lasciare l’Italia».