Dall’America in Italia…e ritorno

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Rolando Dal Pezzo – La sua vita comincia a Caracas, in Venezuela,  nel 1955: il babbo è di Casola Valsenio, la mamma di origine indiana sudamericana. A cinque anni Rolando Dal Pezzo è su una nave da crociera, con direzione Genova e poi Imola. Suo padre Ennio aveva deciso che i quattro figli avrebbero frequentato le scuole italiane. L’esperienza imolese è burrascosa all’inizio, con problemi di adattamento in una nuova città e un certo pasticcio linguistico dovuto alla somiglianza tra spagnolo e italiano….

«Mi sono occorsi alcuni anni per abituarmi alla scuola e all’ambiente imolese», spiega Rolando Dal Pezzo. «Poi, a 14 anni, vado a Valenza Po ad imparare l’arte di incastonare pietre preziose e ritorno a Imola nel 1973, dopo quattro anni spesi in due diversi laboratori orafi. La mia vita sembra ormai stabile, mi occupo con mio padre e mio fratello Roberto di un laboratorio orafo in via Boccaccio vicino alla “vecchia mutua”. Gli affari vanno benissimo e in poco tempo centinaia di clienti bussano alla nostra porta: purtroppo nell’arco di sei mesi, tra il 1983 e il 1984, siamo vittime di due rapine a mano armata, la seconda in casa, con i ladri che si presentarono travestiti da carabinieri. Mio padre decide allora di trasferire l’intera famiglia a Miami, in Florida. Tutti siamo d’accordo e contenti di poter ritornare al caldo caraibico. Ma il successo commerciale raggiunto a Imola non verrà mai ripetuto: in America la gente acquista sollecitata dalla pubblicità proposta dai media e la nostra ditta, “All italian jewelry”, non intende spendere per una cosa di cui in Italia non ha mai avuto bisogno. Il mercato americano non è basato sul rapporto qualità-prezzo, ma piuttosto sul basso costo del prodotto: la qualità importa poco. Economicamente la nostra esperienza americana si rivela un fallimento e, dopo pochi anni, la famiglia, ad esclusione del sottoscritto e di sua moglie Lorella, fa ritorno a Imola.
L’esperienza da “emigrante” che ha cambiato la mia vita comincia nel 1985: ottengo una borsa di studio in un college locale. Lascio il lavoro e mi metto a studiare a tempo pieno. Da incastonatore benestante divento uno studente squattrinato e mia moglie, da avvocatessa qual era in Italia, si trasforma in una studentessa di un’università americana. Ci ritroviamo ad andare al supermercato in moto, ad analizzare bene ciò che possiamo acquistare dato il budget molto ridotto, ma da buoni italiani riusciamo a fare quadrare il piccolo bilancio familiare. Lorella comincia a lavorare e finalmente ci possiamo permettere una piccola auto, la più economica del mercato americano. Nel 1988 mi laureo in Arti visive alla Florida international university e nel 1990 mi trasferisco in California per un master in Fotografia. Mi laureo nel 1992 e rientro a Miami giusto in tempo per l’uragano Andrew, che produce parecchi danni alla nostra casa, anche se resiste meglio di altre alla forza del vento. Dopo un paio di anni di lavoro costellati di traversie varie riusciamo a rimettere a posto le cose.
Nel 1998 mi laureo in un master in Sociologia alla Florida international university. A Imola il mio era un lavoro fisso, qui ho scelto di vivere una vita più “bohémien”: ho varie attività, la principale all’università, dove ogni tre mesi vengo assunto per insegnare in un paio di corsi di fotografia. È un lavoro piacevole, anche se non è retribuito bene. Poi sono maestro di fotografia in una scuola elementare: i miei allievi hanno otto ore di lezioni di arte visiva la settimana e sono stati scelti per la loro inclinazione artistica. Insegno loro a fotografare e a sviluppare i negativi e a stamparli. Un’esperienza bellissima che mi dà la possibilità di reimparare a guardare il mondo con gli occhi di un bambino.
Continuo anche a fare gioielli, più per piacere che per guadagno: i miei pezzi sono unici e di alta qualità, al contrario della richiesta del mercato locale che suggerirebbe di creare alcuni disegni e poi riprodurli in serie, mantenendo un basso costo pur guadagnando bene. Inoltre sono fotografo di eventi: mi piace entrare nella vita di persone sconosciute in un momento per loro significativo, documentando i momenti che ricorderanno e rivivranno durante la loro vita attraverso i miei scatti. Spesso sono venuto in Italia a fotografare americani che si sposavano nel nostro Paese.
Infine, sono interprete e più di una volta mi sono ritrovato nel carcere locale come traduttore per italiani che hanno importato droga negli Usa.
Per certi aspetti la vita a Miami è come una continua vacanza: manca l’effetto delle stagioni e le piante sono in fiore tutto l’anno; sarebbe come vivere in un piccolo paradiso se non fosse per il caldo incessante e il tasso di umidità elevatissimo.
Tutto qui è meno complicato che in Italia nonostante la pessima gestione politica. Il sistema dà la possibilità a chi ha buona volontà di condurre una vita tranquilla con buone soddisfazioni economiche. Per aprire una ditta ci vogliono pochi giorni e non mesi, la burocrazia non è cosi attanagliante e onnipresente come in Italia. I servizi non si fermano mai e si può fare shopping anche nel bel mezzo della notte.
Ciò che mi manca maggiormente sono i rapporti sociali: gli americani sono molto indipendenti e non sono abituati come noi a pensare agli altri (nel bene e nel male). Se hanno bisogno di qualcosa in generale non si rivolgono al vicino, ma o fanno senza o la comprano. Ho notato questo anche a scuola, tra i miei allievi, nonostante che gli americani siano quasi sempre generosi e ben disposti ad aiutarti. Mi manca la vita “a misura d’uomo” anche se non ho mai molto sfruttato la socializzazione che a Imola si fa in “piazza”, al bar o, durante l’estate, in luoghi come allora era “da Renzo”. Vedo che qui si fa molta più fatica a trovarsi con gli amici. Le distanze sono enormi e il tempo libero è molto limitato. In Italia poi si possono ancora trovare sarte, una camiciaia, rilegatori, piccoli artigiani… Qui si fa fatica a trovarli, tutto è “usa e getta”. Sono ben contento invece di aver lasciato l’Italia per quanto riguarda il lato artistico: lo studio della fotografia all’università qui è molto valido e non avrei trovato qualcosa di simile da noi. Ma il vantaggio più grande è quello di poter guardare alla vita con una visione più globale, meno provinciale. La scelta di Miami, che nel 1984 era agli albori nel mondo dell’arte, si è tramutata in una buona scelta: questa città è diventata molto importante nel mondo artistico da quando vi si svolge “Art basel”, una delle più grosse manifestazioni mondiali di arte contemporanea. Nella settimana di dicembre in cui si tiene, Miami si trasforma in una piccola New York, con migliaia di collezionisti a riempire le strade dei quartieri che ospitano le mostre e molti italiani vengono a vendere e a comprare arte.
Mantengo costantemente i contatti con l’Italia, dove vengo almeno una volta all’anno e sento i miei amici quasi giornalmente tramite Skype. Mio figlio Marco, che compie otto anni a maggio, è già stato in Italia 14 volte. Con lui, mia moglie Lorella e io da un paio di anni parliamo inglese, nonostante che tra noi comunichiamo esclusivamente in italiano: ci siamo resi conto che gli stavamo creando difficoltà e che stava facendo molta fatica a scuola.
Nonostante la vita qui mi piaccia molto, sarei pronto a tornare a Imola, dove mio figlio potrebbe crescere con il supporto dei nonni e degli zii. Mia moglie però sta studiando legge e inoltre non è molta la voglia di ricominciare da zero… Per questo che ci troviamo ancora qua a mangiare manghi e a goderci il sole tutto l’anno. Includo il mio email: lorella58@bellsouth.net.
Rolando Dal Pezzo».