Aristide Rontini, danzando tra i mulini a vento

Un imolese in Olanda ancora ci mancava: eccolo, Aristide Rontini, diplomato al Paolini-Cassiano (ragioneria), appassionato di teatro (ha seguito corsi e stage teatrali, fra i quali un laboratorio teatrale integrato tra disabili e non con il gruppo Tilt di Imola). Ma il suo vero amore è la danza che, come vedremo, lo ha portato alla ‘Rotterdam Dance Academy’. Il suo sogno è portare a termine la preparazione per approdare alla carriera artistica in questo ambito.

«Ho incontrato la danza per caso: anche se qualcosa dentro di me mi diceva da sempre che avrei lavorato con il mio corpo, mai avrei pensato di arrivare dove sono oggi. Mi trovavo un giorno al solito bar con gli amici di sempre quando Samanta, che allora era solo una conoscenza e oggi é una mia grande amica e sostenitrice, mi disse che il giorno seguente si sarebbe iscritta ad una scuola di danza.  ’Danza’… termine che mi affascinava parecchio, ma di cui sapevo poco. A Samanta ho posto un sacco di domande e alla fine ho deciso che ’dovevo’ andare a fare un giro in quel fantomatico luogo. Una settimana più tardi ero alla «Scuola Danza Insieme di Imola», a parlare con Fiammetta Valentini, che fino all’anno scorso è stata la mia prima insegnante e lo è tuttora per certi versi, per i suoi consigli e l’aiuto, perché devo molto a lei se ora sono dove sono. E’ bastata quella visita alla sua scuola perché mi rendessi conto che nella danza c’ero dentro fino al collo! Mi iscrissi e, dopo qualche mese di lezioni di jazz, mi resi conto che non avrei più potuto abbandonare quella sala-ballo. E, questo, grazie alla passione che Fiammetta comunica quando insegna e alla sua idea di danza che sempre più mi affascinava. Dapprima ho seguito solo lezioni di modern jazz perché il Paolini assorbiva gran parte del mio tempo ma, una volta conseguita la maturità, mi sono iscritto anche al corso di danza classica e poi a vari stages. Proprio grazie a uno stage è iniziato un altro capitolo della mia vita: nel luglio del 2006 Samanta ed io, ormai compagni di viaggio, seguivamo le lezioni di uno stage estivo a Livorno. Tra gli insegnanti c’era Samuel Wuestern, direttore della Rotterdam Dance Academy, nonché docente di tecnica Cunningham. Dopo una settimana di lavoro e di sogno eravamo di ritorno a casa per rituffarci nella quotidianità. Qualche giorno dopo, una telefonata: mi comunicavano che Samuel Wuestern, interessato dal mio lavoro e saputo del mio desiderio di maturare una formazione artistica, mi offriva un posto alla Rotterdam Dance Academy! Era la fine di luglio, avrei dovuto iniziare le lezioni a Rotterdam il 22 agosto: una così grande decisione da prendere in così poco tempo! Una scelta che non toccava solo me, ma tutta la mia famiglia, tanti problemi da affrontare, non ultimo quello economico, poiché studiare all’estero vuol dire far fronte a un’infinità di spese tra retta e materiale scolastico, trasporti, affitto, bollette… Consideravo anche che, visto che un danzatore in media balla fino all’età di 35, io… che devo ancora terminare il periodo della formazione, a 22 anni sono già arrivato a metà della carriera! Quando smetterò di studiare e inizierò a lavorare? Se in aggiunta si tiene conto del mio handicap (mancanza congenita dell’avambraccio destro) non so quando riuscirò a ballare da professionista! E poi, lasciare tutti i miei affetti, la famiglia e gli amici, tanto importanti nella mia vita. Ho consultato anche la mia insegnante Fiammetta… il tempo stringeva, alla fine ho deciso che non potevo lasciar perdere questa grande occasione. I problemi c’erano, e ci sono, ma volevo almeno tentare… Ora vivo a Rotterdam, grande centro commerciale, città ricca di cultura, di costruzioni architettoniche dalle geometrie inedite, dalle migliaia di chilometri di piste ciclabili, dalla magnifica organizzazione urbanistica, una città che per certi lati mi mette a volte tristezza e malinconia: il clima, il ritmo frenetico…  Seguo i corsi all’Accademia: il piano quadriennale prevede un biennio comune e un altro di specializzazione in coreografia  o insegnamento o performer. Le materie sono tante, tecniche e teoriche; l’accademia assorbe gran parte del mio tempo, si studia dal lunedì al sabato dalle 9 del mattino alle 18 e anche se resta ben poco tempo libero (bisogna anche pensare alla casa, al bucato, alla spesa) qualche momento per il divertimento e la spensieratezza si trova. Non so se mi sarà possibile terminare gli studi qui, anche per via del fatto economico: stare altri anni a Rotterdam è un impegno di spesa impossibile per la mia famiglia. Mi piacerebbe tanto proseguire nella formazione e intraprendere la carriera artistica ma, anche se questo non dovesse essere possibile a Rotterdam, sono certo che quest’anno e i futuri che comunque dedicherò a questo favoloso mondo rimarranno nella mia mente come felici momenti e ricordi accesi per sempre. Chissà, forse il destino mi porterà in altre città, oppure dovrò tornare a casa… Nell’attesa di scoprire cosa il futuro mi riserverà, vivo questa esperienza al massimo, impegnandomi senza perdere tempo.
Mi pare doveroso ringraziare mia madre, mio fratello, la mia sorella gemella e il suo ragazzo per il modo in cui mi sostengono, così come Fiammetta Valentini. E poi Marina Mazzolani e Corrado Gambi della Compagnia teatrale della Luna Crescente per tutto quello che negli anni di lavoro insieme mi hanno trasmesso, Annalia Guglielmi e don Beppe della Pieve per il loro interessamento alla mia storia e il loro preziosissimo aiuto, la Croce Rossa Italiana di Imola e, infine, ma non ultimi, tutti gli amici di sempre che continuano a volermi bene e a essermi vicini nonostante la lontananza. Naturalmente ringrazio anche “Il Nuovo Diario Messaggero” per avermi offerto questo spazio, così che la mia ‘storia’ possa essere resa pubblica.
Aristide Rontini».