Gabriele, negli Usa per studio

Anche la California ‘vanta’ la presenza di un imolese. Almeno, al momento abbiamo trovato un ventitreenne, Gabriele Guerrini, che si trova per motivi di studio a San Diego (più precisamente a La Jolla, famoso centro balneare affacciato sull’oceano) da ormai sei mesi e vi resterà fino al prossimo mese di luglio. Dopo la maturità classica al Rambaldi di Imola, nel 2005 ha conseguito la laurea triennale in Ingegneria civile all’Università di Bologna, dove è iscritto al secondo e ultimo anno del corso di laurea specialistica in Ingegneria civile/strutturale. Ecco il suo racconto.

«L’esperienza di altri studenti che avevano studiato all’estero mi ha sempre incuriosito – scrive Gabriele -. Quasi tutti avevano però approfittato del progetto Erasmus; io ho saputo che esisteva anche la possibilità di trascorrere un periodo di studio in università extra-europee grazie al programma Overseas. Mi sono dato da fare per poter partecipare a questo scambio e alcuni miei docenti mi hanno indicato l’University of California – San Diego (UCSD) come molto valida per approfondire i temi dell’ingegneria strutturale e in particolare della sismica. Così, dopo essermi impegnato per quasi due anni a “rinfrescare” le mie conoscenze di inglese e aver superato il TOEFL, test di conoscenza della lingua richiesto agli studenti stranieri per l’ammissione a un corso di studio negli Stati Uniti, mi è stato assegnato il posto a San Diego, dove resterò per tutto l’anno accademico seguendo corsi di Ingegneria strutturale. Non vivo in un college universitario, ma in un appartamento situato nel “quartiere” circostante (esteso all’incirca come Imola): questo mi permette di vivere maggiormente a contatto con la realtà californiana. Quella di San Diego, e nello specifico La Jolla, è un’area particolarmente felice all’interno degli Usa: ritmi di vita più rilassati, minor tasso di delinquenza e un clima molto gradevole. Paragonando il campus di UCSD con ‘via Zamboni’ a Bologna, viene da chiedersi come possano essere tanto diversi due luoghi che pure sono frequentati allo stesso modo da studenti: il degrado della centralissima strada bolognese non ha nulla a che vedere con la pulizia, il decoro, l’ottimo stato di conservazione delle strutture e delle strade che si trovano qui. Certo, a La Jolla gli edifici sono relativamente recenti, ma questa non può essere una buona scusa per giustificare il cattivo stato di conservazione degli antichi palazzi bolognesi.
La ragione di tale differenza, a mio parere, è dovuta al prezzo che occorre da pagare per godere di queste condizioni. Il prezzo ’monetario’, in primo luogo: i nostri 2.000 euro medi di tasse universitarie non sono nulla a confronto dei circa 20.000 dollari che uno studente “lascia” ogni anno a UCSD! In seconda battuta va considerata la forte repressione da parte delle forze dell’ordine nei confronti di chi commette atti di vandalismo, imbratta muri e strade o semplicemente circola in stato di ubriachezza, anche se non reca disturbo a nessuno (reato punito con una notte in cella). Anche chi viene sorpreso per strada con una bottiglia di bevanda alcolica aperta viene punito. Queste misure possono apparire eccessive, e forse lo sono, ma l’atteggiamento che si registra in Italia è sproporzionato in senso opposto: troppo spesso manca il rispetto per le cose comuni, o anche per la sicurezza e la tranquillità altrui.
Un discorso a parte merita la qualità della didattica universitaria e, più in generale, della formazione degli studenti. Mi trovo qui da pochi mesi e ho seguito solamente un trimestre di lezioni; tuttavia mi sto facendo un’idea delle differenze fra la realtà italiana e quella americana. Se è vero che agli ultimi mondiali di calcio Italia-USA è finita in pareggio, pure su questo campo il confronto si fa difficile… Va detto che il sistema di valutazione americano induce una forte competizione fra gli studenti, perché il voto dipende dall’andamento della classe: se gli altri vanno peggio di me, il mio voto è più alto; questo, a mio avviso, rende l’esperienza dell’università più stressante per chi la frequenta e umanamente più povera. Il compito dell’istruzione, infatti, dovrebbe essere quello di trasmettere agli studenti l’amore per la conoscenza, non per la sfida. Un’altra differenza del modello trans-oceanico rispetto al nostro è il notevole carico di lavoro che viene dato a casa, il che rende difficile affiancare allo studio altre attività. Inoltre, qui la vita dello studente gravita attorno al campus universitario, dove si possono trovare palestre e tante altre attrezzature per il (poco) tempo libero; impostazione, questa, che mi sembra a dir poco “soffocante”.
Continuando col paragone calcistico, la difesa degli Usa è comunque degna di tutto rispetto. Noi sogniamo laboratori, strutture e tecnologie che invece qui vengono messe a disposizione non solo dei docenti e dei ricercatori, ma anche degli studenti. Il merito di queste possibilità sta sicuramente nella maggiore disponibilità economica dell’università americana, che da un lato viene pagata con il costo quasi proibitivo dell’istruzione, dall’altro è dovuta anche ad una più sentita partecipazione dei privati (e addirittura di alcuni docenti!) alle risorse finanziarie dell’ateneo. In generale, direi che l’atteggiamento delle istituzioni e delle persone nei confronti dell’università qui è molto più attento e sensibile di quanto non lo sia in Italia.
A queste mie osservazioni vorrei aggiungere alcune riflessioni sull’importanza che può avere un’esperienza come quella che sto vivendo, e che mi auguro tanti altri miei coetanei possano vivere, trascorrendo un periodo più o meno lungo della loro vita lontani dalle comodità e dalle abitudini della propria città. Innanzitutto, ciò serve per apprezzare meglio quanto c’è di buono nella propria terra, che spesso si tende a criticare troppo aspramente. Nello stesso tempo, si cresce nella cultura del rispetto e del dialogo, perché ci si confronta con situazioni, persone e pensieri che non si sarebbero mai incontrati rimanendo chiusi nel proprio piccolo mondo. E, mi preme scriverlo, non si tratta di rinunciare o abnegare alle proprie idee o convinzioni, ma di farle maturare, rafforzandole o modificandole, in un’ottica di arricchimento reciproco.
Da San Diego, California, un grande saluto alla mia città.
Gabriele Guerrini»